Dicembre 21

Podcast: Episodio #5 Intervista a Fabio Polidoro, Thetahealing® e leadership

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Fabio Polidoro è un consulente, formatore e thetahealer.

In questo episodio Filippo e Nicoletta hanno intervistato Fabio sulla propria esperienza di supporto e aiuto per gli altri attraverso i suoi svariati progetti: sia nel campo business che nel campo personale.

Troverai dunque il ThetaHealing®, Abbraccio di Luce Experience®, la tecnica COCREI, come migliorare la propria leadership, come ottenere risultati velocemente.

Oltre a questo scoprirai la luce che Fabio ha dentro.

Contatti di Fabio Polidoro:

Manda un Whatsapp a: +39 3899702961

Scrivi una mail: fabiotheta@gmail.com

Pagina Facebook: AbbracciodiLuce.com

Gruppo Facebook: Il meglio di AbbracciodiLuce

Sito web: https://www.abbracciodiluce.com/

Instagram: abbracciodiluce

I libri di Fabio Polidoro:

– Un pensiero d’amore alla volta (lo trovi qui —> https://www.unpensierodamoreallavolta.it/)

Note dell’episodio:

[1.10] Come Nicoletta ha conosciuto Fabio Polidoro

[3.10] “Tutti noi abbiamo tanta luce dentro…”

[5.10] Come Fabio trasmette la propria luce agli altri

[8.00] Il ThetaHealing®

[10.20] Le scintille che hanno cambiato la vita di Fabio

[11.20] Abbraccio di Luce Experience® e COCREI

[12.30] Come le aziende rispondono all’approccio di Fabio

[19.40] Leadership: come migliorarla all’interno di sé stessi

[25.10] L’ostacolo della delega. Come ottenere risultati velocemente.

[29.00] I libri di Fabio

[33.30] L’augurio di Fabio a tutti noi

[36.10] Come farsi aiutare dagli altri

[41.30] I contatti di Fabio

[43.00] “La nostra paura più profonda” – Poesia di Marianne Williamson

 

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Qui di seguito trovi la trascrizione completa dell’episodio.

 

Nicoletta: “Buongiorno a tutti e grazie Fabio per essere qui con noi. Due parole per presentare Fabio: presentarlo è una grandissima emozione, infatti ho il cuore che mi va a mille, e non è la nostra prima intervista, ma questo perché? Per quello che rappresenta per me Fabio. Fabio l’ho conosciuto per caso, attraverso i social, leggevo i suoi post, mi affascinavano tantissimo, e sentivo proprio tanta risonanza. Nel frattempo avevo conosciuto, non attraverso Fabio ma per altri canali, la tecnica del ThetaHealing, che è una tecnica che metto in atto, e quindi ad un certo punto mi sono sentita di dire “ok sai che ti dico? Perfetto la tecnica del ThetaHealing, perfetto lo faccio io per gli altri, ma chi lo fa a me? Perché poi alla fin fine, come te Filippo, va benissimo trainare gli altri ma poi chi traina te? Quindi si ha sempre bisogno di un supporto, anche per noi stessi, e quindi ho scelto Fabio. Lui ha accettato il fatto che io lo abbia scelto, e lo ringrazio ancora, ormai Fabio quanti anni sono che collaboriamo? O meglio che tu mi supporti nella mia crescita? Tre anni?”

 

Fabio: “Si saranno tre anni.”

 

Nicoletta: “Ero ancora in Toscana quando abbiamo cominciato, e mi ricordo il messaggio che gli scrissi: gli scrissi una mail, gli scrissi che era un periodo veramente (in) down, e lui mi risposto con molta non-chalance: ‘sarà un periodo un po’ così, ti mando tutto il mio amore incondizionato, sono sicuro che comunque passerà’. E tra me e me ho detto: ‘No Fabio non è questo il motivo per cui ti ho scritto, io ho bisogno di te perché passi’. In realtà per me è un grandissimo riferimento proprio per estrapolare quella che è la mia essenza, la mia luce, per poi a mia volta portare benessere negli altri. Detto questo Fabio a te la parola, e mi viene da farti questa domanda: come mai sei così bello dentro e riesci comunque a mostrarlo al mondo?”

 

Fabio: “Domanda da un milione di dollari. In realtà io credo che tutti noi siamo belli. Tutti noi siamo belli e abbiamo tanta luce dentro il nostro cuore, che è la luce della nostra anima. Noi siamo forse il punto principale, il primo momento di cambiamento è proprio quello di accettare di essere delle anime, che hanno scelto di incarnarsi in un corpo per fare un’esperienza, ma che si portano dietro tutto il patrimonio di essere anime. E questo magari ci fa paura a volte, no? Quindi già soltanto il fatto di accettare questo tipo di ammissione di noi stessi, ci porta a fare un salto evolutivo enorme. Quindi secondo me non è che io sia bello, tutti siamo belli. C’è un passo del mio libro in cui racconto, poi dirò anche di questo, una frase di mia figlia che mi disse, prima di morire: ‘io vorrei vedere le anime dall’alto, vorrei vedere le persone dall’alto, gli stronzi dall’alto, anzi, perché dall’alto mi sembrerebbero bellissimi anche loro.’ Ed è così. Purtroppo in realtà è semplicemente un fatto di andare ad accettare la propria luce, e di andare ad accettare di mostrarla, senza vergognarsene e senza in qualche modo sentirsi gravati di una responsabilità, farlo con naturalezza.”

 

Nicoletta: “E come fai Fabio a farlo fare agli altri? Come fai ad essere un tramite? Perché la domanda appunto era ‘come fai ad essere così bello e poi però a trasferirla nel mondo?’ e quindi sia individualmente, sia per le aziende, io so che tu lavori anche per loro, quindi tu porti comunque questa ventata armonica.”

 

Fabio: “Io in realtà ho fatto una scelta, che è stata una scelta molto precisa, che ho pagato in termini di iper-lavoro, ma non di stress, che è stata quella di non dedicarmi completamente al supporto delle persone, ma di continuare mio lavoro. Io faccio il consulente di direzione per le aziende, quindi io aiuto le aziende a migliorarsi. Però mi sono reso conto che le due cose sono strettamente correlate, perché nelle aziende lavorano le persone, e se le persone non migliorano se stesse, le aziende non migliorano la loro organizzazione, non migliorano le loro performance. Quindi in realtà la scelta che ho fatto, che è una scelta legata alla voglia, soprattutto, di mettere quello che ho imparato sul lavoro su se stessi e sugli altri, metterlo a disposizione senza dover per forza esserne dipendente economicamente, questa è stata la mia scelta. Però poi ho visto che è stata una scelta che mi ha portato in qualche modo ad unire i due mondi, che apparentemente sono proprio completamente separati, ed è bello vedere come riesce a portare anche in contesti che sono molto orientati ad una logica razionale, una logica di business, riesce a portare umanità. Perché poi alla fine, diciamo, io credo che il modo in cui si trasmetta alle persone la luce che uno ha riscoperto di avere dentro, è semplicemente quello di essere naturali, di essere se stessi, e di condividere uno stato interiore di serenità, aiutando gli altri, anche con l’esempio probabilmente, ad essere sereni. Non c’è niente di particolarmente esoterico o di particolarmente complesso, se la vediamo in questi termini.”

 

Nicoletta: “Ma infatti ti adoro per la tua concretezza. E quindi, concretamente, che cosa metti in atto? Quindi le tecniche, la tecnica che prima l’ho annunciata io del ThetaHealing, o anche in azienda le varie metodologie. So che tu hai creato anche diverse metodologie, ad una avevo partecipato anche ad un tuo corso.”

 

Fabio: “Diciamo che il ThetaHealing è stato per il punto di partenza. Il ThetaHealing è una tecnica molto diffusa nel mondo, una tecnica che lavora in cooperazione con l’energia universale, l’energia creatrice la chiamo io, diciamo con quel livello energetico più puro e più elevato che esista, di cui siamo tutti emanazione. Il ThetaHealing è una tecnica che aiuta le persone a star meglio, a me personalmente ha aiutato a fare non dei salti ma proprio dei giganteschi salti, perché in maniera molto naturale, molto soft, riesce ad attivare dei processi di cambiamento. Processi di cambiamento a livello inconscio, che sono comunque legati alla rimozioni di traumi, alla rimozione di blocchi, alla rimozioni di punti di vista, di convinzioni, che in qualche modo determinano dei comportamenti che non sono comportamenti che ci fanno star bene. Per parlare molto semplicemente ci sono dei nostri comportamenti che non ci fanno star bene. Le cause non riusciamo spesso a trovarle, e quindi diciamo che la potenza del ThetaHealing, in cooperazione con questo livello energetico, andando a lavorare sulla nostra dimensione spirituale, si riesce a capire quali sono le cause, a rimuoverle con semplicità quasi disarmante a volte, e questo innesca dei cambiamenti. Una persona senza neanche accorgersene cambia i suoi comportamenti, e poi succede che magari dopo due mesi ti guardi indietro e dici: ‘ma io ero quello? Adesso sono una persona completamente diversa’. Però la cosa bella di questo processo è che è progressivo, non c’è da superare grosse crisi di crescita sostanzialmente. Diciamo che a partire da questo c’è stata una brutta esperienza che io ho passato: io ho perso una figlia sette anni fa, quasi otto ormai, improvvisamente, e quindi ho dovuto lavorare, come potrete immaginare, quasi disperatamente su me stesso. Ma c’è stato un altro fatto importante, c’è stata una malattia di una persona a me molto cara, mia moglie, che ci ha stimolato a lavorare, a potenziare, se questo è il termine, comunque a lavorare anche in modo diverso rispetto al ThetaHealing. Quindi abbiamo messo a punto delle tecniche che poi si sono rivelate molto efficaci anche in ambito aziendale, quindi si lavora con diverse tecniche: la nostra tecnica di base si chiama Abbraccio di Luce Experience, che è basata su una serie di metodologie che si chiamano Tecnologia di qualcosa, tecnologia dell’anima, tecnologia della manifestazione ecc. che in ambito aziendale invece ho strutturato, faccio questo di lavoro da quasi trentacinque anni, e mi è venuto naturale strutturarlo con un approccio che si chiama Cochrane (?), che è un approccio che adotto in azienda per innescare il cambiamento. È un approccio che è una via di mezzo sostanzialmente tra gli strumenti concettuali di management che fanno parte del mio patrimonio professionale, e il lavoro energetico. Quindi sostanzialmente si utilizzano gli stessi strumenti di marketing, piuttosto che di pianificazione che vengono adottati dalle aziende, ma si utilizzano mettendoci dentro anche tutto quello che è l‘evoluzione interiore, l’evoluzione personale, di chi poi questi strumenti li deve adottare.”

 

Nicoletta: “E come rispondono le aziende? Le persone che lavorano in azienda?”

 

Fabio: “Allora, le aziende rispondono con una fase iniziale di grossa perplessità, perché si è abituati a tenere separati questi due mondi. La parola ‘amore’ in azienda è un qualcosa che fa una paura terribile perché veniamo istruiti in azienda a competere tra di noi, tra di noi all’interno dell’organizzazione e poi l’azienda sembra un libro di guerra, infatti nasce da una tattica militare, da una strategia militare il management. I concorrenti, la quota di mercato, tutti concetti che implicano l’aggressione nel territorio dell’altro, e quindi parlare di amore, parlare di compassione, parlare di gratitudine, sono concetti che all’inizio lasciano un po’ perplessi. Io di solito lo strumento che uso, per diffondere questo tipo di cultura, è questo: quando mi trovo a lavorare in ambito, che all’inizio è molto tradizionale, per mia abitudine, e poi questo viene naturale anche agli altri, per mia abitudine ascolto gli altri. E quando poi il manager stressatissimo ti confessa che è stressato, che la notte non dorme, viene naturale cominciare ad aiutarlo, a rimuovere le cause che poi lo portano all’ansia di prestazione perché magari il padre lo tartassava perché a scuola non andava benissimo, quindi lui è cresciuto con questo senso del dover dimostrare agli altri di essere bravo. Quindi cominci ad entrare in confidenza su questo, e cominci a buttare delle pillole. La mia strategia è sempre stata quella di seminare, senza fretta, io la butto lì, come si dice a Roma. E però poi questi semi attecchiscono molto spesso, e quindi poi succede che le organizzazioni, chi decide all’interno delle organizzazioni, si convinca della bontà di questo approccio e mi chieda anche di adottarlo in maniera più strutturata. Quindi ripeto è un processo in cui ci vuole molta pazienza. Con l’esempio. Perché la gente mi chiede: ‘ma tu come fai ad essere sempre sereno?’ Ci sono state riunioni tempestose, in cui alla fine io riuscivo a buttarla a ridere, facevo la battuta, e la gente ti chiede: ‘ma tu come fai?’ ed io rispondo: ‘io ho lavorato su me stesso, non è che son sempre stato così, sono cambiato progressivamente.’ Quindi l’esempio. Non perdere mai l’occasione per dare una pillola. Lasciarla lì, senza insistere. Io non ho mai, e tu lo sai, non ho mai insistito con ‘c’è bisogno di una sessione, c’è bisogno di fare questo lavoro’. Sono sempre lì, disponibile, però aspetto che siano gli altri a manifestarmi questo bisogno. E questa credo che sia una strategia che ha dato successo e quindi continuo a perseguirla.”

 

Nicoletta: “E quindi, faccio questa domanda e poi lascio la parola a Filippo: una volta che l’anima dell’azienda è risvegliata, quale è il valore aggiunto per le aziende? Quindi la differenza tra chi si risveglia, l’azienda, e tra chi rimane nei sistemi tradizionali. Visto che tu lo vedi da quest’altra parte.”

 

Fabio: “Diciamo che la domanda contiene già la risposta, e la differenza è proprio questa: che l’azienda che si risveglia, aiuta le persone a risvegliarsi, aiuta le persone ad adottare dei punti di vista che sono dei punti di vista diversi, che inducono dei comportamenti organizzativi che sono completamente diversi rispetto al passato, quindi in periodi come questi in cui c’è difficoltà, in cui ci sono situazioni abbastanza critiche da affrontare già semplicemente passare da una logica del ‘la torta è stretta, è piccola, devo prendere la fetta più grossa perché ce n’è poca per tutti’, già passare ad una logica di individuare quale sono gli allargamenti della torta, quali sono le opportunità di business in settori che sono contigui, quali sono le opportunità di partnership, possono creare valore per entrambe le componenti, è un qualcosa che da respiro, da forza alle aziende. E devo dire che in questo, io ho fatto tante esperienze in cui si sono trovati degli strumenti che apparentemente nascono per altri motivi, proprio per aiutare le imprese a creare delle relazioni tra loro che non fossero relazioni solo competitive ma fossero relazioni di crescita in cui ciascuna parte sostiene l’altra. Ed io lavorato tantissimo, guarda caso, su uno strumento che si chiama Contatti di Rete. Ed è uno strumento che nasce proprio per aiutare imprese medio-piccole ad aggregarsi per realizzare una certa missione. E devo dire che nell’ambito dei contratti di rete che ho seguito, che ho animato io, questo strumento ha funzionato perfettamente perché è uno strumento che aggrega le parti, ma se le parti sono abituate già a cogliere il meglio dalla relazione, questa relazione diventa una relazione virtuosa. Se viceversa io entrassi in cooperazione con un’altra azienda, già con la paura che mi stiano fregando è chiaro che si sta sulla difensiva e il potenziale di questa collaborazione non si dispiega.”

 

Nicoletta: “Potenziale: hai detto una parola che a me piace tantissimo, che io utilizzo tantissimo e su cui io punto tantissimo. Sia mio che quello degli altri. E quindi ti faccio questa domanda collegandola alla parola ‘potenziale’. Potenziale e leadership: per te che cos’è la leadership?”

 

Fabio: “Io ho una mia visione che forse non combacia con la tua perché non è canonica diciamo. Per me un leader è una persona che individua le opportunità e si porta appresso tutti a cogliere quell’opportunità. Questo per me è un leader. Poi il metodo con cui lo fa, che sia una certa leadership piuttosto che un’altra, non è che sia importante. Secondo me quello che manca alle aziende, ma che ci manca anche come persone, è la capacità di aprirsi alle opportunità. Noi abbiamo opportunità che ci circondano in qualsiasi momento della nostra vita. Siccome però siamo abituati a difendere il nostro, spessissimo queste opportunità le lasciamo andare perché non le riconosciamo. Quindi la capacità, l’attitudine a riconoscere le opportunità, e una volta che l’hai riconosciuta non mollarla finchè non l’hai resa parte della tua realtà, ecco questa secondo me è la leadership. I grandi manager, i grandi imprenditori, sono persone che hanno questa capacità innata o che se la sono creata nel corso del tempo.”

 

Filippo: “E secondo te come si può fare per migliorare questo aspetto di se stessi?”

 

Fabio: “Allora secondo me ci sono due passaggi fondamentali: il primo è quello, come dicevo prima, di accettare di essere molto di più di quello che manifestiamo, non averne paura. E questo significa adottare dei comportamenti e focalizzare anche i nostri pensieri, partendo già da quelli razionali, su il positivo che noi abbiamo, sul valore che noi abbiamo e che siamo in grado di esprimere. Basta cambiare, anche banalmente, le frasi, basta ascoltarsi a volte no? E cambiare il modo di dire, perché se noi abbiamo determinate.. io faccio sempre l’esempio del ‘non ce la faccio’. È vero, magari non è un cambiamento sostanziale dire ‘ce la posso fare’, ‘ce la voglio fare’, però capite è una sorta di mantra che noi ci ripetiamo costantemente e questo ‘non ce la faccio’ poi finisce per diventare qualcosa che rimane al nostro interno. Quindi il primo passaggio è questo, quello di cambiare focalizzazione. Focalizzarci su quello che possiamo fare, su quello che è il nostro potenziale, per tornare al potenziale, su quelli che sono i nostri punti di forza. Dopo di che è chiaro che io suggerisco di fare un lavoro su stessi, ascoltandosi e scegliendo la tecnica di lavoro più adatta, imparandola, io sono uno strenuo assertore ‘dell’autoguarigione’, nel senso che il modo migliore per imparare un approccio, quello che sia, che sia il ThetaHealing, che sia.. ce ne sono infiniti. Uno si ascolta, sceglie lo strumento che gli sembra migliore per lui, impara ad utilizzarlo, e poi lì il segreto è utilizzarlo più volte che puoi. Quindi farne uno strumento quotidiano di lavoro su se stessi, a volte sembra impegnativo ma basta un quarto d’ora di meditazione al giorno per arrivare a dei livelli assolutamente impensabili, io lo dico sempre: se io penso a me quindici anni fa, che non percepivo nemmeno.. ero una specie di ciocco io dico sempre, un ciocco di legno, non percepivo nulla. E a quello che sono oggi, dove ho delle capacità intuitive che sono molto sviluppate, io mi dico: quale è il segreto? Il segreto è semplicemente che da un certo punto in poi io ho iniziato ad utilizzare gli strumenti che avevo imparato, a perfezionarli, a personalizzarli, ma usarli ogni volta che ho potuto. È come, tu fai il Personal Trainer, sai benissimo che se un muscolo non lo alleni, puoi avere tutta la tecnica di questo mondo, ma non riesci ad raggiungere determinati risultati. E lo stesso discorso vale per le tecniche di auto-miglioramento e per la meditazione sostanzialmente.”

 

Nicoletta: “Adesso andiamo invece nel personale, nel one to one, nelle sessioni che fai personalmente. Come rispondono le persone rispetto a questo A) questa tenacia nel portare avanti il lavoro su loro stessi e B) nell’apprenderla, nel farla propria.”

 

Fabio: ” Diciamo che c’è da superare un ostacolo che è il meccanismo perverso, da certi punti di vista, della delega. ‘Siccome ci sei tu, io non faccio niente, tanto so che tra quindici giorni ci rivediamo e tu mi levi le castagne dal fuoco’. La strategia che io cerco di adottare è quella di non creare dipendenza. Quindi spessissimo mi succede che persone che magari hanno imparato, da me o da altri, le tecniche del ThetaHealing, mi chiedano di fare delle cose che sono assolutamente in grado di fare da soli. Allora per me sarebbe anche più semplice. Mi chiedono ‘mi fai questa cosa?’, io ci metto veramente due minuti a farla. Ma non lo faccio. Magari ne perdo quindici (di clienti) per spiegargli che può farlo da solo, perché secondo me questo è un modo per aiutare le persone a non dipendere da me, e soprattutto a impadronirsi degli strumenti e fare quell’allenamento che io ritengo essere l’unico per poter far funzionare gli strumenti che uno impara. Dall’altro lato diciamo che quando si è superato questo processo di delega, questa sorta di zona di comfort che ci porta a delegare agli altri, io vedo che le persone che fanno un lavoro su se stesse, quando facciamo una sessione, ottengono dei risultati che sono strabilianti per me, io mi stupisco ogni volta, perché è come se tu avessi seminato un terreno e arriva un, non so, una sorta di fertilizzante ultra-veloce e quindi, in quell’ora/cinquanta minuti/ora e un quarto che dura una sessione, si trova un terreno talmente fertile che i cambiamenti sono notevolissimi. Quindi la strategia secondo me è proprio quella, che è quella che adotto anche io, anche io mi faccio fare delle sessioni da mia moglie di cui mi fido. Io lavoro su me stesso quasi tutti i giorni, però poi ci sono dei momenti in cui chiedo aiuto perché ho bisogno in quel momento di fare un salto, e avendo lavorato su me stesso, quell’aiuto che mi viene dato in quell’ora ottiene dei risultati che sono molto più soddisfacenti che se io non avessi fatto niente negli ultimi quindici giorni.”

 

Nicoletta: “Ottimizzano quindi le nostre figure? Quella mia e di Filippo, altrimenti non avremmo ragione di essere. Quello di utilizzare e velocizzare.”

 

Fabio: “Esattamente.”

 

Nicoletta: “Il Coach arriva alla parola ‘carrozza’, la carrozza velocizza la persona ad arrivare a destinazione. Ma con questo non significa che senza la carrozza non ci arriverebbe, impiegherebbe più tempo.”

 

Fabio: “Molto più tempo, assolutamente. Si è proprio dei catalizzatori di cambiamento. Uno lavora su se stesso, zappa, e dopo di che l’intervento del facilitatore facilita e accelera il processo.”

 

Nicoletta: “Tu parlavi prima del tuo libro. Ti va di dirci qualcosina?”

 

Fabio: “Allora parliamo di un altro aspetto. Io dico sempre che sembro una multinazionale, e invece sono sempre io. Io, proprio per condividere questa esperienza che ho fatto già prima dell’esperienza di uscita da questo dolore fortissimo, ho pensato che i blog e i social fossero lo strumento adatto per adottare quella strategia che dicevo: le pilloline. Butti una pillolina ogni mattina, l’inconscio delle persone comincia a muoversi e si ottengono cambiamenti. Quindi ho creato questa pagina Facebook che si chiama Abbraccio di Luce, che praticamente ci è esplosa in mano, nel senso che (quando parlo al plurale parlo anche di mia moglie con cui ho condiviso gran parte di questo percorso) l’abbiamo fondata dieci anni fa, e dopo una settimana c’erano mille iscritti, dopo un mese diecimila, e adesso siamo arrivati a 261 mila persone che hanno messo ‘mi piace’ su questo pagina. E questo mi ha stimolato molto, io ci dedico un’oretta la mattina presto appena sveglio, a mettere spunti di riflessione, a condividere le mie riflessioni, le mie intuizioni. Poi è successo quel fatto doloroso nella mia vita, e questo come potrete immaginare ha attratto tante persone che hanno avuto la stessa mia esperienza, che hanno cercato conforto ecc. E quindi ho deciso ad un certo punto di scrivere un libro. Un libro che si chiama ‘Un pensiero di amore alla volta’, non è un libro dedicato alla mia vicenda, però in realtà è una rielaborazione di tanti pensieri che avevo scritto nel corso di questi anni. Ed è un libro molto particolare, alcuni mi dicono che è un libro magico, nel senso che tu lo apri e spesso trovi la risposta a quello che ti angustia in quel momento. Infatti moltissime persone lo leggono a pezzi, cioè lo aprono e consultano, non lo leggono tutto intero. Ne ho scritto un altro che si chiama ‘Evidenti impronte d’amore’, che invece è un po’ più strutturato. Parla di dieci evidenti impronte d’amore che ciascuno di noi può riconoscere nella sua vita e che ci fanno stare meglio. Perché poi alla fine il succo di tutto questo è che è vero che siamo anime incarnate e che siamo qui per creare, per giocare, per fare esperienze e tutto quello che vogliamo, però farle stando meglio non è che ci dispiace. E quindi ho scritto questi due libri in cui ho messo tanto di quello che ho scritto in questi anni sui social e sul mio blog.”

 

Nicoletta: “E’ vero: trasferisci proprio pace, trasferisci consapevolezza, trasferisci naturalezza. Un augurio che vuoi lasciare, e poi ti chiederemo di lasciare anche i tuoi dati, perchè tu hai detto che per lavorare su se stessi ci sono diverse metodologie, e chi si identificherà nelle tue metodologie e in te Fabio ovviamente, perché poi sei tu che adatti le tue metodologie nel lavoro con gli altri, potrà poi contattarti. Ma un augurio che vuoi fare al mondo, alla gente?”

 

Fabio: “Io un augurio che voglio fare, ma è un augurio che faccio da tanti anni e credo sia molto attuale in questo momento, è che impariamo a considerare l’altro come parte di noi. È di imparare a capire che non c’è niente da fare, siamo interconnessi, se sto bene io stanno bene gli altri, e se stanno bene gli altri sto bene io. E questo ha delle implicazioni importanti. Io devo lavorare su me stesso non solo per me, ma per dare agli altri la migliore versione possibile di me stesso. E solo la versione migliore possibile di me stesso aiuta gli altri. Dall’altro lato gli altri devono fare lo stesso: devo aiutarli a stare bene, posso aiutarli a stare bene, perché se stanno bene gli altri, se intorno a noi c’è un clima positivo, lo vediamo in questo periodo in cui siamo tutti un po’ sotto pressione in questo campo collettivo. Se il campo collettivo fosse diverso, vorrebbe dire che le persone stanno meglio, e quindi di conseguenza staremmo bene anche noi. E quindi l’augurio che faccio veramente di cuore è che riscopriamo in mezzo a questa tempesta in cui ci stiamo trovando in questo momento, il valore di sentimenti quali la compassione, quali l’apertura all’altro, quali la compassione anche verso se stessi e il proprio benessere.”

 

Nicoletta: “Filippo tu vuoi aggiungere qualcosa? Hai da fare delle riflessioni o chiedere qualcosa a Fabio?”

 

Filippo: “Si. Innanzitutto è difficile secondo me fare delle domande a qualcuno di così chiaro, qualcuno che fa fluire naturalmente tutto il discorso, come se si auto-chiarisca da solo. Almeno da parte mia, penso sia una cosa difficile, perché comunque si comprende esattamente tutto quello che dice. Un’ulteriore precisazione che ci tenevo ad avere su quello che hai appena detto: come dici, bisogna aiutare gli altri e bisogna che anche gli altri lo facciano verso di noi. Non so se hai degli accorgimenti o delle tecniche per cercare di favorire un po’ questo percorso da parte degli altri, o pensi che sia una cosa naturale il fatto che anche gli altri ti aiutino?”

 

Fabio: “Io credo il segreto su questo è ovviamente legato al lavoro che fai su te stesso, ma il segreto sta anche nel non avere paura delle proprie emozioni. Non avere paura di mostrare le proprie emozioni agli altri. Noi siamo imbevuti di una cultura, soprattutto noi maschietti, per cui se tu mostri un’emozione ti senti debole, ti senti vulnerabile. Io quello che ho imparato è a non considerarmi vulnerabile se esprimo una mia emozione, anzi. Mi sento forte, perché ho il coraggio di esprimerla. E se io ho il coraggio di aprirmi agli altri esprimendo le mie emozioni, vado a lavorare sulla parte migliore degli altri. Quindi paradossalmente non mi attiro aggressione da parte degli altri mostrando le mie emozioni, non sono debole, anzi. Do agli altri un tramite attraverso cui possono aiutarmi. E questo lo persone lo percepiscono. Le persone sono naturalmente portate ad aiutarti. Io ho avuto, quando è successo la vicenda di mia figlia, ho avuto delle attestazioni di amore smisurato, che non mi sarei mai aspettato. Persone che hanno preso la macchina da 800km per venirmi ad abbracciare e poi tornarsene, cioè non è che sono stati due giorni. Sono venuti. E quello è ovviamente in momenti in cui tu hai bisogno degli altri, sono momenti in cui il tuo dolore ha bisogno degli abbracci degli altri. Questo ha un valore impagabile. Io credo che il segreto che ha portato e che mi porta tutt’ora a ricevere aiuto quasi non richiesto dalle persone, è questa mia scelta, e il lavoro che ho fatto su me stesso, di mostrare le mie emozioni. Quindi se sono incazzato, sto incazzato, mi mostro per quello che sono. Magari trovo la persona che riesce a placarmi. Se sono impaurito di qualcosa, mi mostro impaurito, non c’è niente di male. Fa parte di me, perché non lo devo fare? E questo aiuta molto le persone ad aiutarti. La capacità di aprirsi e mostrare che hai bisogno di aiuto, che non c’è niente di male.”

 

Filippo: “Si volevo fare un’ultima domanda relativa a quello che hai appena detto: come puoi distinguere, decidere, se lasciare che siano gli altri a chiedere aiuto o tu che aiuti gli altri. In un momento, come è successo a te, quando hai una perdita così tragica, come puoi decidere se essere tu la roccia per gli altri o se è qualcun altro la roccia per te?”

 

Fabio: “Ma io credo che non ci sia questa alternativa, sono due cose complementari. Nel senso che aiutare gli altri ci aiuta, ci rafforza indubbiamente. E accettare l’aiuto degli altri, ci aiuta ad aiutarne altri. Quindi diciamo che sono due aspetti che non sono così distanti. È vero che ci sono dei comportamenti per cui a volte di fronte ad un grande dolore, o una sensazione di disagio forte, uno tende a chiudersi oppure tende a fare il crocerossino, buttandosi nell’aiutare gli altri. Secondo me invece è necessario trovare un giusto equilibrio. Cioè se io sono in un momento di difficoltà, aiutare gli altri mi aiuta, perché mi aiuta a trasformare il dolore che provo in amore per gli altri. Però ricevere amore dagli altri, ricevere aiuto, vicinanza, condivisione dagli altri, rafforza questa mia capacità di trasformare il dolore in amore. Secondo me sono collegate le due cose, anzi devono andare a braccetto. Quella è la strategia vincente. Almeno questa è la mia esperienza e questo è quello che riporto.”

 

Nicoletta: “Ok, grazie Fabio. Ti va quindi di lasciarci i tuoi dati: il cellulare, la mail, il sito, la pagina Facebook, se vuoi ripetere anche i titoli dei libri.”

Fabio: “Mi si trova, se uno vuole andare a curiosare, su una pagina che si chiama abbracciodiluce.com, o su un account Instagram che si chiama @abbracciodiluce . ll nostro sito è www.abbracciodiluce.com, la mia email, quella dedicata alle attività di supporto alle persone di chiama fabiotheta@gmail.com Il mio cellulare, che prego di usare per mandare WhatsApp e non per chiamare perché è quasi impossibile che io risponda, mentre ai messaggi WhatsApp rispondo invece, è 389-9702961.”

 

Nicoletta: “Ok, grazie Fabio. Io voglio concludere questa intervista meravigliosa con, tu hai parlato dall’inizio e lo hai ribadito ancora cinque minuti fa, di questa paura della nostra luce, e mi è arrivata fortissima una poesia di Marianne Williamson, che poi è stata attribuita a Nelson Mandela e viene utilizzata nel film Coach Carter, se siete d’accordo la leggo così chiudiamo con questa citazione.”

 

Fabio: “Sono d’accordo perché io adoro Marianne Williamson, sono profondamente innamorato di lei e credo di non creare gelosie in mia moglie.”

 

Nicoletta: “Non è un caso che sia arrivata qui questa poesia, e non lo sapevo Fabio tra l’altro. << La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura. È la nostra luce e non l’oscurità che più ci spaventa. Agire da piccolo uomo non aiuta il mondo. Non c’è nulla di illuminante di chiudersi in se stessi, così che le persone intorno a noi non si sentiranno insicure. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria che è dentro di noi. Non è solo in alcuni di noi, è in tutti noi. Se noi lasciamo la nostra luce splendere, inconsciamente diamo alle altre persone il permesso di fare lo stesso. Appena ci liberiamo delle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.”

Fabio: “Adoro. Adoro questa poesia, adoro Marianne Williamson, adoro te e mi hai fatto adorare anche Filippo adesso.”

 

Nicoletta: “Mandiamo questa energia di amore al mondo che secondo me in questo momento sta sbrogliando un po’ di nodi che ci sono. Grazie di cuore Fabio, grazie Filippo per l’opportunità del podcast che continuiamo a portare avanti. Alla prossima intervista, e buon pomeriggio ad entrambi.”

 

Filippo: “Ciao.”

 

Fabio: “Ciao.”

 

 


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