Dicembre 7

Podcast: Episodio #4, Intervista a Alessandra Mola, kinesiologia sistematica e ipnosi

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Alessandra Mola è una kinesiologa.

In questo episodio Filippo e Nicoletta hanno intervistato Alessandra sulla kinesiologia e tutti gli altri strumenti e tecniche che utilizza per aiutare le persone che si affidano a lei.

Troverai le varie differenze tra le diverse tipologie di kinesiologia, che cosa sono le bio-costellazioni e come usare l’ipnosi per velocizzare i processi di miglioramento.

 

Contatti di Alessandra Mola:

Chiama al cellulare: +39 3382698505

Scrivi una mail: molaalessandra@gmail.com

Facebook: Kinesiologia Milano di Luca Corradini e Alessandra Mola https://www.facebook.com/kinesiologiamilano/

Sito web: http://www.kinesiologiamilano.it/

Dove si trova lo studio di Alessandra Mola?

ASD Temenos Gym & Wellness – Via Friuli, 50, 20135 Milano MI

 

 

Note dell’episodio:

[1.00] Come Nicoletta ha conosciuto Alessandra Mola

[3.00] I metodi e le tecniche che utilizza Alessandra

[4.40] Cos’è la kinesiologia

[5.40] La differenza tra kinesiologia applicata e kinesiologia sistematica

[7.10] Le modalità delle persone e quali problemi possono causare

[11.00] Alcuni esempi di modalità

[22.00] Il dottor Hamer e la sua influenza sulle leggi biologiche

[24.00] Le bio-costellazioni: l’unione tra biologia e le costellazioni famigliari

[29.20] La differenza tra bio-costellazioni e kinesiologia

[34.30] L’ipnosi e i meccanismi del suo funzionamento

[43.20] Come Alessandra utilizza la metodologia del coaching

[47.20] “Accettarti per come sei è l’unica via per migliorare”

[51.10] Cosa succede se non ti accetti per come sei

[55.30] Alcuni casi studio di Alessandra Mola

[1.01.20] I contatti di Alessandra Mola

[1.03.00] In quanto tempo si riescono ad ottenere risultati

 

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Ecco qui sotto la trascrizione dell’intero episodio.

 

Nicoletta: “Ciao Filippo e ciao Ale, grazie per essere qui con noi in questa intervista, grazie per aver accettato di essere intervistata da noi. Dico due parole di te, due parole che mi hanno colpito e che continuano a colpirmi nonostante noi ci conosciamo oramai da dodici, tredici anni. Sai a volte ci si perde di vista però poi alla fine c’è quel filo conduttore energetico che ci porta avanti. Io ho conosciuto Alessandra al master, al mio secondo master per coach, e quello che mi aveva colpito di Alessandra, lei è stata una di quelle che dal cilindro dei partecipanti al master ho preso, quello che mi ha colpito di Alessandra perché lei partiva da una laurea in farmacia, no Ale? Tu lavoravi in una farmacia, però lei aveva già iniziato ad inserire i fiori di Bach, tutte queste cose un po’ meno chimiche e più naturali, che andavano a lavorare più sull’inconscio, più sulla parte interiore. E quello che mi aveva colpito di Ale, e poi Ale dopo dodici anni avrò la conferma o meno, che mi hanno detto che lei desiderava, che lei aveva a cuore, il benessere delle persone, lei voleva fare del bene agli altri, voleva che gli altri stessero bene però non voleva farlo soltanto con un metodo, con una tecnica. Lei voleva una cartella, un contenitore gigante, con tante tecniche, con tante metodologie, da utilizzare a seconda della persona e a seconda poi del malessere o del disagio della persona che aveva di fronte. Quindi Ale partiamo da qui e poi ci colleghiamo proprio a quello che è il nostro pay-off, che è proprio come metti in atto le tue strategie per far star bene le persone, quindi connettendo le persone con loro stesse. Grazie Ale.”

Alessandra: “Grazie a te Nicoletta, grazie Filippo. Beh inizio subito dicendo che questa cosa mi commuove, perché io questa dichiarazione proprio non la ricordavo. L’ho sempre sentita mia ma come se fosse al mio interno. Probabilmente grazie a questo enorme feeling che è nato tra noi questa cosa è uscita. E devo dire che ho raggiunto l’obiettivo. Non ho ancora tutti gli strumenti a disposizione, ma al master in coaching ho aggiunto la kinesiologia, ho aggiunto delle conoscenze di medicina biologica, poi ho fatto un master in ipnosi per cui sono diventata ipnologa e poi ho fatto biocostellazioni, per cui attraverso le costellazioni biologiche e poi credo di aver fatto qualche cos’altro ma diciamo che queste sono le cose che più mi rappresentano. Gli altri sono strumenti accessori, conoscenze accessorie, che mi danno dei piccoli strumenti in più per essere più efficacie mentre quelli di cui ho parlato sono i grandi temi, i grandi strumenti che utilizzo, di cui il principale è la kinesiologia. “

Nicoletta: “Ale ti va di raccontarci, anche in maniera sintetica, per coloro che ne hanno soltanto sentito dire, di che cosa si tratta, di tutte quelle che sono le tue attrezzature che utilizzi.”

Alessandra: “Certo. Quello che io utilizzo per la maggior parte del mio lavoro è la kinesiologia. La kinesiologia cos’è? Attraverso un test muscolare kinesiologico, che è un test che utilizzano anche i chiropratici, vado a chiedere direttamente al corpo della persona di cosa ha bisogno per ritrovare il suo equilibrio. La cosa interessante da dire sulla kinesiologia, che nasce nel 1960 da Goodheart che era appunto un chiropratico e non riusciva a comprendere come mai dei muscoli apparentemente in equilibrio si indebolissero per delle cause che non riusciva a spiegarsi. E poi come mai gli stessi si rinforzassero toccando dei punti, piuttosto che dei punti sul cranio, o facendo alcune cose. Da lì ha approfondito ed è nata la kinesiologia applicata, che è quella che è in mano ai medici, che mette insieme quello che loro facevano con i riflessi di tipo emotivo, con i riflessi dei meridiani dell’agopuntura, meridiani cinesi e tante altre tecniche. Quella che faccio io, che non sono medico pur avendo una formazione scientifica, arrivo da una laurea in farmacia come diceva Nicoletta, è la kinesiologia sistematica che arriva dall’Inghilterra, da questi due studiosi, Brian Butler e Stephany Mills , che hanno preso la kinesiologia applicata, hanno tolto quelle tecniche che erano proprie dei medici e ne hanno fatto una disciplina da poter divulgare a degli operatori comuni, dove paradossalmente non è che tu diventi diplomato, si parla dell’Inghilterra, in kinesiologia  sistematica così. Devi fare un esame di nutrizione, devi fare un esame di anatomia, c’è proprio anche tutto uno studio alla base. Però riesci ad applicare quelle tecniche dolci sia sul fisico che sul chimico, che sull’emotivo, che sull’energetico, che aiutano la persona a ritrovare il suo equilibrio. E la cosa particolare della kinesiologia è che a differenza delle altre discipline lavora in modalità. Cosa significa, e questa è una delle chicche secondo me della kinesiologia: che noi quando siamo nel mondo, nella vita, abbiamo diverse modalità. Cioè tu ti svegli al mattino e sei in una modalità, vai in ufficio, vai a lavoro, fai un’intervista come adesso, sono io che parlo, sono in una modalità. Voi siete in una modalità. Finiamo, andiamo a mangiare, siamo in un’altra modalità. Quello che ci succede in una modalità piuttosto che in un’altra può essere diverso, in una modalità ti si aprono dei file che in un’altra assolutamente non ci sono. Nella kinesiologia si riesce ad aprire quella particolare modalità. E qui sta l’intervento del kinesiologo: per riuscire ad individuare, a mettere la persona in quella particolare modalità, nel momento in cui entra nel suo studio. Poi la kinesiologia è indagine, attraverso il cambio di muscolo, attraverso toccare dei punti, attraverso quelle che noi chiamiamo sfide, come dire una frase, avvicinare un cliente. Non scendo troppo nel dettaglio, ma il corpo dice esattamente che cosa ha bisogno per riequilibrare quella modalità. Per cui noi non siamo tuttologi ma dobbiamo avere necessariamente competenze di quello che è il fisico, di quello che è il chimico-nutrizionale del corpo, di quello che è l’emotivo, di quello che è l’energetico. Competenze cosa vuol dire, che se il corpo mi chiede dei fiori di Bach io devo sapere che cosa sono. Se il corpo mi chiede dei nutrienti io posso anche non sapere che cosa sono ma è mia professionalità sapere che cosa il corpo sta chiedendo, in modo poi da non assolutamente prescrivere nulla ma consigliare alla persona, dire ‘guarda, ti ho pestato questo. Sentito che è cambiato il muscolo? Se vuoi puoi prenderlo’. Sono integratori che si trovano comunemente in farmacia, non sono nulla che è sottoposto a ricetta medica, per cui siamo nell’ambito di quello che una persona può fare per stare in completo benessere. Mi sembra di aver detto tutto, non voglio divulgarmi. Se avete delle domande da fare rispetto alla kinesiologia ci sono.”

Filippo: “Si, io volevo comprendere meglio il discorso delle modalità di cui hai parlato adesso. Tu dicevi che come chinesiologa devi riuscire a mettere le persone in una certa modalità. Qual è questa modalità ed eventualmente se è sempre quella la modalità per tutte le persone o se sono modalità diverse a seconda della persona che ti trovi davanti.”

Alessandra: “Assolutamente la modalità non è sempre la stessa. In una persona ci sono milioni e milioni di modalità, ti faccio un esempio pratico che ti può riguardare. Ti arriva un cliente che ti dice ‘quando guido mi fa male il ginocchio, quando scio no.’ È vero?”

Filippo: “Può darsi.”

Alessandra: “Oppure quando scio mi fa male il ginocchio, quando gioco a tennis no, ok? Qual è la differenza? Può succedere che sciare è una modalità, giocare a tennis è un’altra modalità, pur riguardando due sport. Vado a casa di mia suocera, ogni volta mi viene il mal di stomaco. Come mai? Per noi chinesiologi, modalità è proprio quel particolare insieme di elementi significativi nei quali una persona si ritrova. Ti faccio un esempio riprendendo quello di prima: scio, mi fa male il ginocchio, quando gioco a tennis non mi fa male. Uno pensa ‘caspita ma quando gioco a tennis gli ammortizzatori del ginocchio ne risentono perché devi fare degli scatti, qualche volta dei salti, invece sciando queste cose anche meno’ (non le fai). Ma poniamo il caso, qui faccio un esempio, un’ipotesi, ma non è quello che succede nella realtà: gli dico ‘fammi vedere il movimento esatto che fai quando scii’. Per cui faccio si che i piedi siano bloccati, perché nello scarpone la caviglia è bloccata, glieli posso anche tenere. ‘Fammi vedere il movimento’. Il più delle volte se riesci ad individuare la modalità lui dice ‘ok.. ahi, così mi fai male’, bene, ti testo. Io ho controllato i muscoli relativi alla gamba, come erano prima: forti, deboli, ipertonici. E vado in quella modalità a vedere che cosa succede agli stessi muscoli. Perché magari il ginocchio in torsione mi disattiva un altro muscolo che è quello che fa si che il ginocchio non tenga e venga il dolore, o fa si che il muscolo sia ipertonico, un tendine sfreghi, e venga il dolore. Poi magari in quella modalità scopri che ha visto cadere suo padre quando si era rotto la schiena. Adesso sto inventando, ma quella è la modalità. Come fai a metterla in relazione con il dolore? Se tu vai da un ortopedico ti dice ‘guarda che qui è a posto’. Oppure, vediamo, una modalità: noi costantemente, per dei messaggi, entriamo nelle modalità. Faccio un esempio che mi riguarda personalmente. Lavoravo in farmacia ed era un periodo pesantissimo per me. Pesantissimo perché era morto mio padre e mia madre era ricoverata all’ospedale di Saronno. Mio padre era morto, dovevo andare dal notaio, era un periodo che c’erano delle cose da fare per era una situazione complessa che ci aveva lasciato. Ero sposata in quel periodo e il mio ex marito faceva le insegne per i taxi, che in quel periodo erano gialli. Esco dalla farmacia, di corsa perché avevo tre ore di tempo da Milano per andare a Saronno e tornare indietro e non riuscivo a passare dal notaio perché c’era stata un’urgenza per mia mamma, in quel momento ero affannata. Esco, faccio quattro passi e mi è mancata l’aria. Siccome mi descrivevano gli attacchi di panico perché avevo dietro il centro psico-sociale, mi sono fermata immediatamente e ho detto ‘questo è un attacco di panico’. E questa cosa mi ha paralizzato, oltre che quella mancanza d’aria, l’idea di avere avuto quella sensazione. Ho avuto la prontezza di riflessi di fare quattro passi indietro, così facendo io sono arrivata al punto del marciapiede del quale avevo visto passare un taxi. I taxi, come dicevo, allora erano gialli, il mio cervello ha fatto ‘taxi-giallo, giallo-pinazza. Se in questi due giorni che io non riesco ad andare dal notaio mi arriva un controllo della finanza mi mettono in galera’. Non era vero, non era plausibile. Ma per il mio cervello si, perché non ero stata pronta ad andare dal notaio perché dovevo pensare a mia mamma. Tutto questo carico, in quel momento, io ho visto un taxi giallo e sono entrata in modalità. Perché io ho avuto la fortuna, la prontezza di riflessi, di capire questa cosa? Può essere, non lo so perché così non è stato, che da quel momento in poi ogni volta che vedevo il colore giallo mi veniva un attacco di panico. Non posso saperlo. In questo (quel) momento ho presunto. Però, questa è la modalità. L’attacco di panico viene quando e perché? Non si sa. Tante persone dicono ‘ero lì e mi è venuto’, e cerca di capire. In realtà c’è un fattore scatenante che è sempre subconscio. Per cui per noi chinesiologi che la modalità sia un qualcosa di fisico, o un qualche cosa di emotivo, o qualcosa di chimico.. un altro esempio: tesi. Ho fatto la tesi per il diploma in kinesiologia. Testo la mia amica che mi ha fatto da cavia. Stavamo lavorando su quelli che sono gli auto-sabotaggi, perché ho fatto la tesi su quelli, sono molta esperta infatti. E viene fuori un’emozione. Testiamo, trovo le correzioni, le frasi, e mi dice ‘intolleranza alimentare’. Intolleranza ai semi di cumino e finocchio. La mia amica ha un gusto (da) bimbo, per cui cotoletta, pasta al pomodoro, cose molto molto semplici. Per cui le dico ‘senti guarda, non te lo dico neanche, la kinesiologia è un po’ strana. Ogni tanto ci sono delle cose che non capisco’. Lei mi dice ‘intolleranza ai semi di cumino e ai semi di finocchio.. manco so cosa sono’. Finiamo il trattato e le dico ‘inutile che ti dica di non mangiarli, i semi di finocchi magari li trovi nelle tisane’. Ne parliamo, e mi è venuto in mente che siccome stavamo lavorando su un’emozione che riguarda il suo fidanzato, quella mattina lei ha litigato alle 11 della mattina (con lui). Alle 9 aveva mangiato il pane nero. Per cui l’intolleranza alimentare sull’emozioni del meridiano dell’intestino tenue, il corpo cosa ha detto? Non mi ha fatto male la litigata con il fidanzato, mi hanno fatto male i semi di cumino e i semi di finocchio perché non li avevo mai mangiati, mi hai fatto stare male, l’intestino è andato sotto-sopra, quello che c’era dentro l’intestino tenue è stato registrato come ‘pesante’. Per cui puoi vederla in tantissimi modi diversi ma è sempre quel particolare, come se fosse un fermo immagine.

Ho risposto?”

Filippo: “Si si. È più chiaro il corso adesso della modalità, non ci sono degli incasellamenti da questo punto di vista. Sono della situazioni diverse in cui uno si trova diciamo e che acquista un atteggiamento sia mentale che fisico, psicologico o emotivo, diverso. Oppure anche biochimico come dicevi tu.”

Alessandra: “Esatto.”

Nicoletta: “E’ un po’ una sorta di lente di ingrandimento, vanno a comprendere quale è la causa. Quello che non aveva digerito questa tua amica era la litigata con il fidanzato. E però l’intestino che è chimico non è che ti dice ‘non ho digerito la litigata col tuo fidanzato ma quello che stavi mangiando mentre stavate litigando.’ Tu sai che io sono stata, nei vari percorsi di crescita su me stessa, sono stata trattata per diversi anni da un chinesiologo. Ed io mi ricordo che io mi ero rivolta a lui per la prima volta, è da lì che è iniziato il mio cammino interiore, proprio per un male al ginocchio. Nella mia mente più scientifica possibile, con i miei schemi di ragionamento, ero andata immediatamente da un ortopedico. Sono andata dicendo ‘mi fa male il ginocchio, non riesco a camminare’ e tutte le sere mi diceva di mettere l’argilla, queste cose qua, e lui mi ha fatto fare la risonanza magnetica e mi diceva che non avevo niente. E mi ricordo che mi fece fare degli ultrasuoni, comunque degli sfiammanti, per farmi stare contenta perché in realtà io non avevo niente. Però il male continuava, e quindi sono andata da un chinesiologo e lì ho capito che era (il dolore) un auto-sabotatore bello e buono. Questo male al ginocchio mi costringeva a non andare nel mondo e a stare allettata, a stare ferma e a non muovermi, a non entrare in azione. Quindi si, questa è la magia anche della kinesiologia.

Grazie Ale. Hai voglia di dirci qualcosina anche delle altre tecniche che hai inserito nella tua borsa per poter far star bene le persone che si rivolgono a te?”

Alessandra: “Volentieri. Allora, quando ho iniziato la scuola di kinesiologia, che tra l’altro ho iniziato perché nel master in coaching un docente mi disse ‘secondo me ti può interessare la kinesiologia’, e allora sono andata a vedere. Ma siccome il percorso che mi indicava lui era carissimo io ho detto: ‘sai che c’è? Io mi prendo il diploma in kinesiologia e poi metto insieme io le tecniche’. A quei tempi avevo sempre la percezione che il corpo facesse sempre la cosa migliore, ma non avevo le prove, non ne avevo la certezza. Come fai a dire ad una persona che ha male al ginocchio, che ha mal di pancia: ‘guarda che il tuo corpo sta facendo la cosa migliore’? Io sono molto terra terra, minimo che vada ti sputo in un occhio. Ma come sta facendo la cosa migliore? Io sto male, perché? E allora lessi qualche cosa del dottor Hamer, non so se lo conoscete, è il dottore, l’oncologo che ha riscoperto e applicato all’uomo le leggi biologiche. Che erano conosciute già in campo ontologico, per cui nel campo degli animali come funzionava. Ma a livello dell’uomo queste cose ancora non erano state applicate. Al di là di tutto il discorso che poi ne è nato perché il dottor Hamer era in opposizione continua contro tutti, per cui dietro c’erano anche interessi diversi da quelli che sono gli interessi delle persone, le leggi biologiche sono secondo me patrimonio dell’umanità. Dove spiegano esattamente la correlazione tra psiche, cervello e organo di quello che succede nel corpo. Io questa cosa l’avevo letta e ho detto ‘ fantastico. Una cosa davvero eccellente, eccezionale’. E avevo preso il libro ‘Il testamento’. L’ho aperto, ho guardato le tac e ho detto ‘ho bisogno di qualcuno che me lo spieghi’, e l’ho  messo lì, proprio all’inizio della kinesiologia. Con la kinesiologia mi è stato confermato che ogni cosa ha origine a livello psichico, che non c’è, a parte il trauma cadi, lì succede, ti rompi un osso. Però dovevo trovare qualcosa che mettesse in relazione tutto. Ho provato appunto la scuola di ?, la personalità e la medicina biologica, ma era un mettere insieme due discipline. Fino a che una mia amica mi dice, che era quella delle intolleranze ai semi di cumino e finocchio, ‘ho trovato una persona che secondo me ti piace tantissimo’. Vado a questo seminario di biocostellazioni, e metto insieme la medicina biologica con le costellazioni familiari. Fantastico. Delle costellazioni familiari ne avevo sempre sentito parlare, ma non le avevo mai fatte. Fondamentalmente cosa dice: che noi siamo degli esseri che vivono, e si devono adattare all’ambiente. Per cui le leggi biologiche sono delle leggi imprescindibili. E dicono esattamente che cosa fa un corpo quando si deve adattare ad una determinata situazione. Le costellazione familiari vanno ad osservare la situazioni per la quale ti adatti. Cosa significa questo: che i problemi intestinali, di gonfiore, hanno a che fare con il nutrimento. E chi è il nutrimento per una persona se non la mamma. Per cui la maggior parte delle persone che hanno problemi di gonfiore, adesso sto generalizzando però bisognerebbe scendere nel dettaglio ma non è questo il campo, ha problemi di nutrimento. Chi fa le diete elimina i latticini piuttosto che le farine, al di là del fatto che possono essere positivi o negativi per una persona piuttosto che per un’altra, quando li rimangiano si gonfiano come palloni, e dici ‘vedi che erano proprio questi che facevano male?’. No in realtà è che il ? biologico ‘finalmente mi nutro, finalmente mangio qualcosa che mi piace’ e allora il corpo che fino a quel momento a dieta non si nutriva, anche se mangiava tutto perfetto, tutto corretto, era tutto secondo le giuste proporzioni per lui, quando magari mangia qualcosa che gli piace, che gli era stato vietato, inizia a gonfiare perché così risponde l’endoderma dell’intestino. Per cui non assorbe più quei gas che prima assorbiva in modo ‘maggiore’ rispetto alla normalità. Per cui ha un blocco di funzione e si gonfia. ‘vedi che mi facevano male?’, no in realtà non mangiandoli più e volendoli mangiare, finalmente ti sei nutrito e ti gonfi. E questo dice anche altro. Noi possiamo anche dire che la farina bianca non nutre, ok? E posso essere assolutamente d’accordo. Ma dietro ad una focaccina, dietro una pizzetta, il bambino vede l’affetto della mamma, vede la merenda. Ha un significato che va ben oltre il mero nutrimento, per cui il corpo reagisce a queste cose. E perché si dice, appunto, che se hai problemi di nutrimento hai problemi con la mamma? Non è necessariamente una cosa mentale, anzi è proprio a livello del corpo. Perché il nutrimento, il primo, arriva dalla madre, già nella pancia. Perché ciò di cui si nutre la madre, si nutre il feto. Quello che vive la madre, lo vive il feto. Sia in termini di emozioni tradotte in biochimica, per cui una madre incinta stressata metterà in circolo dei neurotrasmettitori che la placenta in parte filtrerà, ma non più di tanto. Perché biologicamente la madre sta preparando il figlio a vivere nel modo migliore nell’ambiente in cui nascerà. Per cui ciò che noi consideriamo ‘sbagliato’ è in realtà ciò che fa la vita per far stare al meglio le persone nell’ambiente in cui vivono. Per cui che cosa si fa con le biocostellazioni quando magari c’è un problema di tipo fisico? Si va a vedere quel sintomo che cosa rappresenta, perché quel bambino non si è sentito nutrito dalla madre, e si va a riconnettere quell’amore, quella relazione sospesa. Da qui come si guarda ad un sintomo da un punto di vista delle biocostellazioni. Lo stesso dalla kinesiologia lo guarderei testando l’intestino, che cosa non è in equilibrio con l’intestino, e magari arriverei allo stesso risultato. Sono dei diversi modi di procedere. Se posso utilizzare un’analogia, la personalità è come se fosse un’armatura di cemento che solidifica le nostre modalità in quel particolare binario. Cioè noi, in quella situazione, ci comportiamo così. Ed è il motivo per cui il cambiamento è spesso molto difficile. Perché è come se fosse una sorta di corazza. Per cui le biocostellazioni vanno all’origine, riconnettendo quella relazione interrotta che poi ha causato a cascata tutti quei diversi comportamenti, perché l’esperienza alla base ha cristallizzato la personalità in un determinato modo, come se reagisse sempre all’evento a quel modo. Le biocostellazioni sciogliendo quello è come se la personalità non avesse più senso, in quelle modalità. È come quando butti giù un muro che ti viene a pezzi grossi, ok? E allora in questo caso può intervenire la kinesiologia a sciogliere quei pezzi grossi e farli diventare sabbia, per cui un qualche cosa che ormai non ha più impatto nelle tue modalità, nei tuoi schemi di pensiero. Perché la kinesiologia chirurgicamente scioglie convinzioni piuttosto che toglie alcuni pezzi di emotività molto grossi correlati a situazioni. Facciamo un esempio: mia madre da bambina mi voleva bella. Ed io ero una bambina normale. Per il suo vissuto, io non ero bella come voleva lei. Ma in realtà lei non era bella come voleva se stessa. Per cui quello che a me bambina è arrivato, che per quanto io facessi, non ero abbastanza bella. Questo è la base. Ciò non toglie che poi mi sono trovata tutta una serie di persone che non mi hanno mai vista abbastanza bella. Per cui quando qualcuno sceglieva qualcuna più bella di me, quello era un pezzo della mia personalità che, dopo aver sciolto la parte fondamentale, lì è rimasto. Allora posso intervenire sia con l’osservazione di me stessa: quante volte metto in campo quel pensiero, quella sensazione che ormai è diventata mia, non è più di mia madre, è totalmente mia. Sia attraverso la kinesiologia piuttosto che attraverso l’ipnosi, o anche altre tecniche. Su di me non è importante, a me piace spaziare. Sull’altra persona con la kinesiologia piuttosto che con l’ipnosi, si può sciogliere questa parte. E magari questo è il processo più lungo, perché lo schema di pensiero ci vuole un po’ prima di cambiarlo, è come un solco di un vinile. Poi parlo con voi, e voi lo sapete benissimo. Come il solco di un vinile, il cervello tende sempre ad andare in quel solco. Per cui in questo senso tutte queste tecniche mi vengono d’aiuto e a seconda di quello che la persona mi porta. Per cui ci sono persone che vengono già con una richiesta specifica e posso identificare con loro un obiettivo preciso, dove la kinesiologia va benissimo, ed altre che vengono con un malessere così grande dove una biocostellazione può andare a identificare precisamente l’origine di quel malessere che mi porta la persona in quel momento.”

Nicoletta: “Ok, grazie Ale. Hai voglia di dirci qualcosa sull’ipnosi a questo punto?”

Alessandra: “Allora, io ho fatto questo master in ipnosi non verbale, con il Dottor Marco Pacori, ed è stata una bellissima esperienza. Ipnosi non verbale perché? Perché attraverso l’emissione di suoni, attivi l’amigdala in modo che vada in una modalità di sopravvivenza”

Nicoletta: “Perdonami Ale, ci spieghi che cos’è l’amigdala? Per chi non la conosce.”

Alessandra: “Si, l’amigdala è quella parte del cervello primordiale che registra le emozioni e le sensazioni. Per cui l’amigdala è attiva fino ai sette anni in modo predominante, e per cui il bambino è un esserino che va a sensazioni ed emozioni, e registra tutto. Poi c’è l’ippocampo, che invece è quello che, io non sono una neurologa ma queste cose di base le ho studiate, l’ippocampo è quello che registra la memoria dei fatti. Quando ci sono dei traumi, cosa succede? Amigdala e ippocampo per la sopravvivenza il cervello le stacca. Per cui io ho ricordo, ma non provo niente, perché il ricordo è così doloroso che.. oppure tolgo l’ippocampo, ma ho ricordo emotivo, e sto male e non so perché. Con l’ipnosi si attiva l’amigdala, perché la mandi in una situazione di allerta, come se la eccitassi continuamente, e lei disattiva la corteggia prefrontale. Perché più è attiva l’amigdala, meno la corteccia prefrontale è attiva. L’amigdala è quella che viene messa in campo quando ci sono le fobie. L’aracnofobia è una fobia primordiale. E l’amigdala disattiva completamente la corteccia prefrontale. Io avevo la fobie delle vespe, e mi dicevano ‘ma tu ti fai più male per come scappi, piuttosto che se ti punge una vespa.’ Io lo so, ma non riesci a fare altrimenti. In questo modo attivando l’amigdala, la corteccia prefrontale si disattiva, hai tutti dei segni che ti permettono di accedere direttamente all’inconscio, subconscio di una persona. Io l’ho provata più volte su di me, sono stata ipnotizzata, e rimani completamente presente, apparentemente. Su di me, per esperimenti, per studiare, era stato dato il comando che al risveglio, perché così si chiama in gergo, non avrei saputo pronunciare il mio nome. E c’era nella mia corteccia prefrontale ciò: ‘cosa vuoi? Chiama Alessandra. Alessandra, Alessandra, tu lo puoi dire quando vuoi. Alessandra, Alessandra’. Al risveglio mi è stato chiesto; ‘come ti chiami?’, io lo sapevo benissimo ma non riuscivo a dirlo, era una inibizione. Al comando, questo si è sciolto. Si può sciogliere naturalmente? Certamente. È qualcosa di definitivo? Assolutamente no. Ma più si va in profondità e più si va a sciogliere, e più le cose che il corpo ha bisogno di lasciare andare, viene autorizzato a farlo. È un invito, è un aiuto, a lasciare andare quello che altrimenti non si lascia andare. Il nome non lo lascerai mai andare, è difficile, però per il breve tempo questa cosa può succedere. Per cui arriva ad un livello molto profondo.”

Filippo: “Volevo chiederti: e quindi diventa una sorta di istruzione un po’ forzata, da un certo punto di vista. Nel senso che tu per un certo periodo di tempo, che poi può essere breve o meno, non riesci più a fare quella cosa negativa, e quindi ti abitui poi al fatto di non farla o di farla nel momento appunto in cui si ha il contrario.”

Alessandra: “Allora, si. Fondamentalmente è come se creassi un altro solco, però questo ti permette di fare un’esperienza diversa. L’esperienza diversa crea e rafforza quel solco, se è piacevole, buona e giusta, e in equilibrio per il corpo, altrimenti il corpo la rifiuta. Non fa mai niente, a meno che tu sia in auto-sabotaggio, non fa mai niente di lesivo. Ok?

Filippo: “Infatti un’idea, quello a cui stavo pensando adesso mentre per esempio mi parlavi del discorso del tuo caso della vespa, dicevo: secondo me hai la fobia proprio perché non hai esperienza del fatto che in realtà non è così probabile che una vespa ti punga. Questa è un’esperienza negativa che non ti permette anche in modo conscio, anche se lo sai che effettivamente se ti punge ti fa meno male rispetto a quello che dicevi prima se scappare o meno, ma dicevo secondo me è proprio un discorso di esperienza. Quindi l’ipnosi da questo punto di vista ti aiuta a maturare una nuova esperienza che ti permette poi di essere più tranquillo dal punto di vista della fobia o del problema che hai. Questo è il senso, se ho capito bene?”

Alessandra: “Si è una cosa particolare, nel senso che ci sono delle situazioni dove per quanto tu ti possa anche controllare, e le persone se ne accorgono, tu provi proprio un fastidio profondo. Tipo, non so, ognuno di noi ne ha qualcuno: toccare dei tessuti particolari, il bastoncino del ghiacciolo di legno passato tra i denti che fa venire la pelle d’oca. Tu magari lo vedi fare ad una persona e non gli vai a dire ‘per favore smetti’. Però hai il brivido che ti prende lungo la schiena. Queste sono delle reazioni, il gesso sulla lavagna, le unghie sulla lavagna, sono cose che pochi danno importanza perché non ti creano nessun problema in particolare. Ma prova a pensare per un attimo ti succede, osservi qualcuno che passa le unghie sulla lavagna, e non hai nessuna reazione. Una volta, due volte. E dici ‘ma allora è possibile che questo succeda’. E così registri e fissi una nuova esperienza migliore per te. Oltre che, in questo tipo di ipnosi, hai il rilascio di anandamide, che non è neanche un’endorfina di quelle conosciute, ma è proprio un neurotrasmettitore del piacere e della gioia, molto simile a quello che c’è nella cannabis, secondo la tabella della farmacopea. E l’anandamide ti dà proprio un’esperienza di gioia, di leggerezza, per cui tu associ un’esperienza di gioia, leggerezza, al lasciare andare le cose che ti ostacolano, e questo è un’altra cosa positiva. Però diciamo che l’ipnosi viene utilizzata in maniera, per quello che mi riguarda, quasi ancora più chirurgica. Quando c’è da lavorare su un problema specifico, o urgente. Ad esempio, una persona che quando va al ristorante, si blocca la gola e non riesce ad inghiottire. Per cui con la kinesiologia, con le biocostellazioni, ho aiutato le persone a risolvere questo tipo di problema, con l’ipnosi dai un sollievo immediato.”

Nicoletta: “Ale in tutto questo ricordiamo il coaching. Noi ci siamo incontrate a questo master, per me era già una professione e quindi lo è diventato ulteriormente, per te era una metodologia, un supporto, eventualmente da tirare fuori dal tuo cilindro. Ti va di raccontarci come, se oggi ancora salta fuori e se salta fuori come ti supporta e quindi come tu lo utilizzi.”

Alessandra: “Allora, si, lo utilizzo nell’identificare cosa vogliono le persone, perché in generale le persone quando arrivano nello studio vogliono andare via da. Ok. ‘fai qualsiasi cosa ma non voglio più stare male’. Ok, ma come vuoi stare? Quindi questa è una delle prime cose che io utilizzo. E poi in realtà mi è molto utile e spiego alcuni concetti, alcune tecniche, quando tengo dei gruppi. Perché io adesso sono diventata insegnante dei ragazzi che fanno, che studiano, il primo anno di kinesiologia sistematica. Per cui l’altro giorno mi sono ritrovata a spiegare i cicli cosa sono, i cicli perché bisogna chiuderli quando avviene il rientro energetico. Più che altro perché alcuni di loro si stavano perdendo nelle cose da fare quindi non riuscivano a trovare il tempo di studiare come volevano loro. Questa era la loro tematica. E spiegato questo, non ho lavorato individualmente, sono riusciti a crearsi fuori lo strumento che li poteva aiutare a discernere quello che potevano fare per arrivare al loro obiettivo. Per cui lo utilizzo sia durante gli incontri individuali, che nei gruppi. E devo dire la verità, con gioia e orgoglio personale, il gruppo che mi è arrivato, assolutamente più omogeneo come estrazione di età, provenienza culturale, scuole fatte o altro, si sono trovati ad essere uniti e spero che ci saranno, arriveranno agli esami, belli preparati, vedremo. E poi sarò sempre grata al coaching perché è ciò che mi ha aperto la strada, ciò che mi ha dato la chiave per comprendere che la mente non è tutto, che quel 5% è molto potente, ma quel 5% di mente razionale è al servizio di quel 95% ed è in quel 95% che dobbiamo andare a vedere con tutto quello che abbiamo a disposizione, con tutto quello che la persona richiede. Solo se lo richiede.”

Nicoletta: “Quindi si supporta per il discorso consapevolezza, si supporta per il discorso ascolto di te stessa e degli altri e per il discorso poi del dialogo potenziante, di come portare gli altri a prendere a loro volta consapevolezza di quello che davvero desiderano, al di là di quello che ti dicono di voler risolvere.”

Alessandra: “Assolutamente, anche perché aggiungo una cosa: quando sono arrivata, la prima lezione di kinesiologia parlava del rapporto con il cliente. Importante l’apprezzamento e l’accoglienza. Adesso me li sono persa quali erano i tre, ma erano gli stessi, detti con parole diverse, ma nel coaching erano gli stessi. Quindi mi son detta ‘ok, o non ho capito bene, o son finita nel posto giusto.’ Perché questi sono secondo me dei valori imprescindibili del coaching, la persona è perfetta così com’è, anche con tutti i suoi problemi, benvenuta con tutti i tuoi problemi. Se li vuoi anche cacciare via e metterli sotto la suola, inizia a vedere che questi tuoi problemi sono stati funzionali a te fino ad ora. Non potevi fare altrimenti, perché se avessi potuto l’avresti fatto. E c’è un altro respiro.”

Nicoletta: “Questo emoziona me, fa venire la pelle d’oca a me perché effettivamente è così, questa è un po’ la magia del coaching. Non so Filippo se vuoi chiedere qualcosa, altrimenti ho un’ultima domanda Ale e poi ti liberiamo.”

Filippo: “Si. In realtà quello che hai detto è una cosa che capita anche a me con le persone che mi si affidano, e c’è proprio una distinzione. Diciamo che da un certo punto di vista è più visivo il risultato che poi faccio ottenere alle persone, anche se comunque è quasi non solo quello più interessante, almeno per quanto mi riguarda. Anche se ovviamente è bello vedere una persona che prima magari non si piaceva, adesso invece ha un altro fisico che è più umano, si vedono meglio. Però appunto dicevo che secondo me è proprio la discriminazione fra chi accetta questa cosa qua, ovvero chi accetta che tutto quello che hai fatto fino ad adesso è andato bene tutto sommato, anche se adesso lo vuoi cambiare, rispetto a quelli che non accettano proprio minimamente, ed io parlo del corpo, quindi del loro corpo, e cercano di rigettarlo in qualsiasi modo. In realtà sono quelle persone che riescono ad ottenere meno risultati in assoluto, rispetto a quelli che invece magari non si piacciono, vogliono cambiare, però si accettano così come sono. Sembra proprio un paradosso che dicono ‘tutto sommato mi va bene così il mio corpo, però vorrei cambiarlo’, piuttosto che quello che dice ‘farei qualsiasi cosa pur di buttarlo via’, e invece quel corpo rimane perché passano dall’accettazione di sé stessi per poi essere incapacitato a modificarlo, diciamo così.”

Alessandra: “Ma guarda ti dico una cosa apparentemente banale. La medicina biologica: la medicina biologica dice tantissime cose adesso, che poi sono le leggi biologiche di cui parlavo prima. Ma le persone che vogliono venire da te per dimagrire, hanno banalmente grasso e acqua in eccesso, ok? Allora immagino che tu, al di là di tutto, vada a lavorare aumentando la massa magra, in modo che aumenti a riposo anche il consumo energetico, in più un’alimentazione corretta permette al corpo di consumare di più e dare al corpo i nutrienti che gli consentono di costruire la massa magra. Giusto? Più o meno. Ok, cosa succede con uno che non si accetta? Il grasso fa parte del mesoderma recente, definito gruppo di lusso. Cosa significa? Che il senso biologico di tutti i tessuti che appartengono embriologicamente a quella derivazione, alla fine di tutto il processo è quello di aumentare. Cosa significa? Se io mi svaluto perché non sono abbastanza forte quando mi alleno, il muscolo finito l’allenamento, dopo un processo riparativo aumenterà di volume ed io ho ottenuto il mio risultato dall’allenamento. Per cui è il processo finale di una svalutazione. Se io mi guardo e dico ‘il mio sedere non va bene, la mia pancia non va bene, la mia pancia fa schifo’, il corpo dice ‘bene, te ne do di più’. Perché biologicamente il poco non funziona in natura, perché il poco ti può far morire. Se un orso va in letargo magro, muore. E allora il corpo cosa dice? ‘fai schifo? Va bene, te ne do di più’. Metterà in atto tutti quei meccanismi per cui quel grasso non se lo toglie, e questo è il primo. Oltre che arriva anche la cellulite, e questa è un’altra parte, ma è sempre parte di questo tipo di processi. L’altra cosa che il grasso può contenere dal 16% al 70% di acqua e fa una gran bella differenza. Ma perché il corpo trattiene acqua? Se tu ti senti in un deserto, col cavolo che butti fuori l’acqua, perché ti può aiutare a sopravvivere. Se tu ti senti sempre in emergenza, solo e abbandonato, che devi fare tutto da solo, attraversare questo deserto da solo, quell’acqua lì non la molli. Anzi, più ti senti solo più ti gonfi. Poi il meccanismo del cortisolo, dello stress, interviene in questo, però fondamentalmente se tu non ti accetti, sei solo al mondo, nessuno ti vuole, nessuno mi vuole, sono brutto, grasso, e non cambi quella visione, il corpo che devi scolpire nel marmo, hai voglia a lavorare. È la spiegazione di quello che succede, sempre in linea generale, poi ognuno è diverso.”

Filippo: “Certo la risposta fisiologica è quella che fa fronte poi ad una necessità. La prima di tutte è la sopravvivenza, per cui è quella la necessità numero uno del corpo, perciò sicuramente se sei in uno stato che causa stress al corpo, ed è ormai una parola usata spesso e volentieri, nel senso che se non sai cosa ti sta succedendo sei stressato, però c’è sempre una spiegazione dietro e sicuramente il discorso fisiologico viene dopo il discorso emotivo, perché appunto la necessità di sopravvivenza stimola appunto dall’amigdala una risposta emotiva importante, questo stimola a sua volta dal punto di vista fisiologico un cambiamento per favorire l’esito che è necessario da questo punto di vista. Quindi è importante lavorare dal punto di vista fisiologico, energetico, come farai tu con il discorso della kinesiologia ovviamente, e poi anche andare a lavorare dal punto di vista più interiore, come fa sia Nicoletta, che tu dal punto di vista delle vostre tecniche.”

Nicoletta: “Grazie Filippo. Ora Ale, come ultima richiesta è quella di darci degli esempi concreti. Quindi, tra i tuoi clienti, come stai mettendo in campo questa tua metodologia e queste tue tecniche concretamente, con quali tipi di risultati, con quali tipi di riscontri, di feedback. E questi come fanno sentire te? Quindi ritorniamo a quella donna che tredici anni fa mi disse ‘io voglio fare in modo che le persone stiano bene, ma non voglio una cosa sola, ne voglio tante’.”

Alessandra: “Allora, diciamo che la kinesiologia ormai la utilizzo da cinque anni mentre le biocostellazioni da sei mesi. Poi in realtà ho raggiunto il supremo conseguimento, come Gabriele Policardo dice, ma è veramente un supremo conseguimento perché è il risultato prima di un esame teorico, scritto, sulle leggi biologiche, e poi da una prova pratica. Per cui ho più esperienza con la kinesiologia e un po’ meno esperienza con le biocostellazioni, quindi non posso fare esempi su diversi casi. Per quanto riguarda la kinesiologia vi posso fare l’esempio su un caso di uno dei miei primi clienti. C’era questo ragazzo, giovane, era stato appena lasciato dalla ragazza, ed è arrivato da me in preda a degli attacchi di panico costanti. Una persona molto esigente, molto mentale, per cui abbiamo continuato a vederci e, è successo due settimane fa, che mi dice: ‘guarda, il percorso con te è stato fantastico perché sono partito dal voler stare bene perché la mia ragazza mi aveva lasciato e avevo degli attacchi di panico, sono arrivato ad essere socio di maggioranza in dieci società, ho aperto sette locali, anche se il periodo non è dei migliori ma ho ottenuto tanto e ora finalmente, dopo questi anni, ho l’appuntamento con lei.’ Per cui attraverso l’autoconoscenza, il lasciare andare alcune dinamiche della mente, questa persona, nel corso di questi anni ha raggiunto tutti gli altri obiettivi, e quello che era il più difficile, per lei, anche se era il motivo per cui era venuto da me, per ultimo. E ha utilizzato gli incontri per conoscenza, per autoconoscersi, così come si fa con il coaching. Un altro caso invece è, banalmente, una persona che aveva la pancia gonfia, è venuta da me, è stata corretta e non l’ho più vista. Cosa è successo? Sono venuta che si è trovata bene con me perché ha dato il mio ad altre quattro persone. Con una seduta. Lei probabilmente i suoi problemi all’intestino continuerà ad averli, ma con una seduta ha raggiunto quello che voleva. Un altro caso è quando arriva una persona che vuole dimagrire, e mi dice delle cose come che non mangia, che beve poco, ma mi ha detto una parola, che era ‘schifo’, rispetto ad una situazione. Questa parola in medicina biologica ha un preciso senso. Lo schifo in alcune persone causa ipoglicemia, e l’ipoglicemia da la fame chimica. Per cui le ho detto: ‘hai voglia di provare questo tipo di tecnica?’ Abbiamo identificato attraverso le biocostellazioni un evento, e da quello siamo poi andate a lavorare con la kinesiologia. Questa persona è uscita con gli stessi grammi con cui è entrata, vedremo cosa succede tra tre settimane, quale sarà la tendenza (?) e evidenzierà quello che la porterà verso la libertà da questi schemi originari. Per cui diciamo che la kinesiologia la utilizzo sempre, è un percorso che può bastare una seduta sola, dipende dall’obiettivo, non ho ancora la bacchetta magica, e c’è da considerare che il corpo vuole spostarsi pezzettino per pezzettino. Noi vorremo cambiare istantaneamente, mentre il corpo ha i suoi tempi e vanno rispettati.”

Nicoletta: “Ti va di dare adesso proprio dei dati concreti, quindi anche dove ti possono trovare, il numero di telefono, la mail e anche la durata di un percorso, e dove si trova il tuo studio, in maniera tale che chi si ritrova ascoltandoti a sentire che ha bisogno di una figura come la tua, ma non tanto di una figura come la tua perché io sono del parere che di una persona come te, perché poi alla fine siamo noi che facciamo nostre qualsiasi metodologia, qualsiasi tecnica, qualsiasi professione, come nel caso di Filippo, e poi chi sceglie, sceglie noi, non sceglie quello che noi mettiamo in campo.”

Alessandra: “Io sono Alessandra Mola, il mio cellulare è 338-2698505. La mia mail è: molaalessandra@gmail.com e abbiamo sia un sito internet che è www.kinesiologiamilano.it e poi abbiamo la pagina Facebook che è: kinesiologia Milano di Alessandra Mola e Luca Corradini. Noi siamo in un centro, che è anche una palestra, il centro è Temenos in Via Friuli 50, a Milano, zona tra viale Umbria e Piazza Cinque Giornate.”

Nicoletta: “Perfetto Ale. E un percorso quanto dura? Ci hai fatto l’esempio di una signora che ha arrivata, zac, grazie e arrivederci e poi ha risolto? Non ha risolto in modo definitivo? Ma questa è la sua scelta e va benissimo così”

Alessandra: “Nel percorso lascio sempre la libertà alla persona di decidere se ritornare anche la seconda volta, e per quanto mi dicono che sia commercialmente sbagliato, ma io lascio sempre la libertà. Di solito tra le tre e le cinque volte si ottengono degli ottimi risultati. Certo è che spesso, ritornando al discorso che facevo all’inizio, una cosa ne apre un’altra e si inizia un percorso che può continuare con me come con qualcun altro. Però in tre -cinque incontri il più delle volte si risolve la problematica per la quale si è venuti. Invece per quando riguarda un dimagrimento, lì ci vuole anche un altro aiuto con un trainer che proponga delle azioni concrete che aiutino ad aumentare la massa magra per cambiare e sostenere il corpo, perché dietro la richiesta di un dimagrimento c’è in realtà un’altra richiesta. Per cui dipende anche dall’obiettivo, non posso essere generica su questo. Però da tre a cinque direi che sono una buona risposta.”

Nicoletta: “Ok, grazie Ale. Se vuoi lasciarci con una tua riflessione, noi ti ringraziamo davvero per questa tua disponibilità, sei stata, almeno per quello che mi riguarda, ma abbiamo fatto in modo che andassimo sempre più nel concreto in maniera tale che sembrano aleatorie quando si va nel 95% di quello che noi facciamo vedere, quindi abbiamo solo questo 5% poi il 95% è il subconscio, ma in realtà grazie per come lo hai reso concreto e per come ce lo hai fatto toccare con mano.”

Alessandra: “In realtà come per tutte le cose parlarne è importante per comprenderle, farne l’esperienza fa la differenza.”

Nicoletta: “Ok, allora consigliamo a tutti di andare oltre l’ascolto e di cominciare a farne esperienza. Grazie Ale, grazie davvero.”

Alessandra: “Grazie a te Nicoletta, grazie Filippo”

 


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