Novembre 23

Podcast: Episodio #3, Intervista a Diego Cocchetti, l’allenamento degli atleti nel 2020

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Diego Cocchetti è un personal trainer e preparatore atletico.

In questo episodio Filippo e Nicoletta hanno intervistato Diego riguardo il suo lavoro, la sua esperienza con atleti e persone comuni, le cose più importanti su cui concentrarsi se vuoi ottenere risultati dal punto di vista fisico e mentale, oltre che la differenza tra il personal trainer online e quello 1 a 1.

Questo episodio affronta tutti gli argomenti spaziando dall’aspetto interiore (mentale) a quello esteriore (fisico).

 

Contatti di Diego Cocchetti:

Scrivi una mail: d.cocchetti@icloud.com

Facebook, https://www.facebook.com/diegococchetti

Instagram, https://www.instagram.com/coach_dc/

 

Note dell’episodio:

[1.20] La storia di Diego

[3.00] L’approccio di Diego per far ottenere risultati ai suoi allievi e atleti

[3.40] Quali sono gli sportivi che segue

[4.30] La sua esperienza con il tennis

[6.00] L’aspetto interiore del tennis

[13.20] Come migliorare l’aspetto interiore e mentale con l’approccio di Diego

[18.00] Il sonno: la sua importanza, i suoi effetti e come migliorarlo

[23.50] Gli integratori: come sceglierli e gestirli nel medio/lungo periodo

[29.00] Quanto la vita privata di un atleta incide sulla motivazione e sulla prestazione

[35.00] Perché focalizzarsi sulla salute è fondamentale per la performance

[37.00] Lavorare sulle proprie debolezze

[39.00] Le differenze tra atleti e persone comuni

[40.30] Aumentare i risultati lavorativi migliorando l’aspetto fisico

[44.50] Come allineare la disparità tra aspettativa e realtà

[46.40] Focalizzarsi sul risultato è un errore

[49.00] Come si sceglie l’obiettivo per la persona giusta

[53.00] I servizi che offre Diego

[55.20] Le differenze tra chi si allena a distanza e chi 1 a 1

[1.04.00] Il panorama italiano dei personal trainer online

[1.10.00] Come contattare Diego

 

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Qui sotto trovi la trascrizione completa dell’intervista.

 

Filippo: “Allora benvenuto Diego al nostro podcast EssenzialMente INforma. Vuoi iniziare un po’ a dirci chi sei, ovviamente cosa fai, insomma un po’ la tua biografia, il tuo background.”

Diego: “Si grazie Filippo e Nicoletta per questo vostro invito. Sono Personal Trainer e preparatore atletico da una decina d’anni, vengo da tutt’altra attività precedentemente, però lo sport per me è sempre stato molto molto importante, l’ho praticato sia come atleta e poi ho iniziato come preparatore/allenatore nell’ambito del BMX e poi da lì si è sviluppata questa passione che mi ha portato a cambiare attività e portarla ad essere la mia attività lavorativa principale. Quindi come atleta negli anni ho sempre desiderato modificare, cambiare, scoprire nuovi sport, ma il fulcro, il legame principale, è sempre stata la preparazione atletica, cioè mi è sempre piaciuto vedere come il corpo si adattasse ai vari stimoli e come ci fosse poi un miglioramento diretto nella performance atletica. Ed è quello che sostanzialmente faccio ancora adesso con i miei atleti, anche con i miei allievi di personal training, che seguo come se fossero atleti degli atleti in realtà, cioè aiuto loro a muoversi meglio sotto i pesi, sotto i carichi a gestire meglio il loro corpo, il loro equilibrio e tutte le varie loro componenti fisiche. Quindi è un approccio all’allenamento in cui ci sono tre pilastri, il discorso della performance, il discorso della salute e il discorso della composizione corporea. Sono tre elementi che per me viaggiano all’unisono e sono tre elementi per me molto molto importanti, non ce n’è uno che venga favorito rispetto ad un altro, per me hanno tutti la stessa importanza. Ho lavorato con atleti di diversi sport, diciamo che normalmente sono sportivi che praticano sport individuali, ho lavorato anche con squadre di calcio piuttosto che pallacanestro ecc, però la mia passione, la mia specialità è negli sport individuali, sia da combattimento che nel ciclismo, di cui ho allenato quasi tutte le sue discipline, e golfisti, anche un giocatore di polo, ce ne sono veramente diversi perché la mia passione è questa: seguire tanti atleti differenti.”

Nicoletta: “Ok, ho una domanda: atleti individuali. Tra gli atleti individuali qualche tennista ti è capitato?”

Diego: “Si anche tennista, anche io sono stato praticante. In realtà ho proprio un aneddoto, nel senso che un paio di anni fa ho deciso d riprendere a giocare a tennis, che è stato il mio primo sport a livello agonistico da ragazzo, ed erano venti anni che non toccavo una racchetta, però insomma è stato bello ritornare poi sui campi, anche con buona soddisfazione, perché con la mia squadra ci siamo classificati in serie C e ho avuto anche un buon livello, son partito senza classifica chiaramente perché tutti quegli anni non ne avevo più, però sono arrivato alla fine della stagione come categoria 3.3 che a mio modo di vedere non è niente male. Ho allenato un paio di tennisti durante quella stagione: una ragazza di terza categoria che ha vinto il suo primo torneo in questa categoria, insomma è stato un buon risultato per lei.”

Nicoletta: “Non è casuale il fatto che io ti abbia chiesto del tennista, del tennis. Uno dei fondatori del coaching, assieme a Withmore, è un tennista, un insegnante, un istruttore di tennis oltre che professore ad Harvard, che è Timothy Gallwey, non so se lo conosci.”

Diego: “Ne ho già sentito parlare si.”

Nicoletta: “Lui ha scritto ‘Il gioco interiore del tennis’, allora faccio a te la domanda, del suo concetto, quindi se ce la puoi confermare: lui dice che la performance in campo è data dalla prestazione meno le interferenze, dove le interferenze per lui sono interferenze al 99,9% interiori. Perché lui dice che il vero nemico non si trova al di là della rete ma si trova dentro di noi, del giocatore. Quindi cosa pensi tu al riguardo? Come l’hai vissuta? Hai degli esempi pratici da portarci?”

Diego: “Si guarda, è un esempio calzante, perché prima di tutto posso dire che a mio modo di vedere questa teoria è valida, poi avendolo provato personalmente posso confermarla. In effetti il tennis è uno sport molto particolare sotto questi punti di vista perché è uno sport individuale però è molto introspettivo. C’è la sfida in realtà con l’avversario però non c’è mai un contatto, né con l’avversario ma non puoi interagire neanche con l’allenatore, con il pubblico, e quindi è proprio una lotta molto con se stessi, una lotta interiore, soprattutto per cercare di vincere le proprie paure. E il fatto di aver ripreso a giocare per me questo è stato uno degli stimoli per tornare in campo e giocare a tennis, cioè quello di riuscire a superare, nonostante le difficoltà quando ero molto più giovane. Ed è il problema che vivono tanti tennisti, quelli più forti, soprattutto adesso ad alti livelli, si vede in tutti i tornei che anche i più grandi campioni possono perdere da semi sconosciuti o da stelle emergenti. Questo succede perché  il livello tecnico ormai è altissimo, soprattutto i primi cento della classifica, sia da WTA ad ATP, hanno più o meno lo stesso livello tecnico, ma quello che fa la differenza è la capacità dei primi a riuscire ad essere determinanti, ad esser decisivi nei punti chiavi del match. E questo si può raggiungere solo quando si ha o una certa confidenza, oppure un grado di controllo interiore che è superiore rispetto agli altri. Questo si è notato anche nel ritorno alle competizioni, dopo il blocco del Covid, e si è visto come molti giocatori lontano dalle competizioni abbiano avuto problemi nel ritornare ai loro livelli di partenza. Anche Djokovic che è tra i migliori ha dimostrato un certo tipo di debolezza sotto questo punto di vista.”

Nicoletta: “Tu hai detto che hai anche allenato dei tennisti durante un determinato periodo, quale paure hai riscontrato interiori e come le hai trasformate, le hai fatte trasformare alla persona? Per esempio a me era capitata una ragazza che giocava a tennis a livelli agonistici, e lei in campo quando si trattava delle partite faceva veramente dei grandi disastri mentre era molto brava durante gli allenamenti. E la paura che avevamo riscontrato era di suo padre, del giudizio di suo padre. Una volta risolta la relazione tra lei e suo padre lei è andata alla grande. Quindi un esempio di qualche paura che hai riscontrato? Anche su te stesso visto che lo vivi sulla tua pelle, delle paure che ti accorgi di avere quando sei in campo.”

Diego: “Il classico errore che si fa, ma questo è abbastanza tipico negli sport individuali, tra l’altro è una cosa su cui ho lavorato recentemente con un mio atleta di BMX, è quello di concentrarsi troppo su aspetti che non si possono controllare. Quindi condizioni particolari del campo piuttosto che una giornata magari storta sul campo, non tutte le giornate sono positive, ma bisogna comunque essere in grado di adattarsi, quindi è la capacità di adattamento quella che fa poi la differenza nel risultato. Ed il tennis è effettivamente uno degli sport che richiede maggiormente questo tipo di abilità, perché la partita è lunga, e la direzione dell’incontro si può evolvere più volte nel corso dello stesso, e quindi la chiave del match riesce ad ottenerla chi è in grado di adattarsi meglio con le soluzioni migliori al tipo di soluzione che viene proposta. E poi ci sono  delle paure interiori, e qui si entra nell’ambito psicologico e il tennis lo è tantissimo, gli altri sport magari un po’ meno anche se sono sport individuali, per esempio nel ciclismo su strada c’è anche una componente di fatica che ti distrae molto dalla parte psicologica in sé, c’è una componente tecnica che non è altissima in confronto al tennis, quindi il non essere sicuro, il non essere tranquillo, crea dei blocchi poi motori anche e l’incapacità dell’atleta di potersi esprimere nelle sue massime condizioni. Quindi nel tennis possono poi uscire determinate paure interiori che vanno a contaminare questo modo di pensare, questo atteggiamento positivo, questa capacità di adattamento, questa resilienza che deve avere l’atleta per cercare di uscire da situazioni difficili. però lì è un ambito molto più complesso e complicato, rimanendo su quello che è il mio settore, io devo cercare di far capire all’atleta che si deve concentrare sulle proprie abilità e su quello che può controllare e su quello che potrebbe essere il modo migliore per risolvere una situazione negativa.”

Nicoletta: “Grazie.”

Filippo: “Rimanendo allora su questo tema, visto che Nicoletta si occupa di più della parte interiore, quindi ovviamente ha contato di più questo aspetto, e tu hai comunque parlato di questo anche se ti occupi maggiormente della parte più fisica, anche dal punto di vista del vincere la fatica e quant’altro. Oltre ai consigli che hai appena dato, su ciò che si è in grado di fare e quindi cercare di farlo nel miglior modo possibile, hai notato che il tuo approccio, quindi sia con l’allenamento fisico che con tutti gli altri pilastri di cui hai parlato poco fa, migliora sia l’aspetto fisico che quello mentale, oppure più viceversa?”

Diego: “Anche qui l’approccio da utilizzare è molto ampio, nel senso che per un miglioramento della capacità di performance cognitiva è importante migliorare secondo me prima di tutto la parte nutrizionale. Questo è molto importante. Quindi su questo aspetto i tre elementi da considerare maggiormente sono: la gestione dell’insulina, il controllo del cortisolo in particolar modo attraverso il miglioramento del sonno, e la salute gastrointestinale. Questi sono tre aspetti fondamentali per il miglioramento della performance cognitiva e mentale dell’atleta. Sul controllo della glicemia, quindi dell’insulina, non necessariamente un’alimentazione a bassissimo contenuto o zero di carboidrati, ma comunque un’alimentazione che permetta una gestione e una risposta insulinica non esagerata. Quindi potrebbe essere un cambiamento della tipologia di carboidrati, passando a carboidrati più complessi o l’aggiunta di fibre a pasto. Io personalmente preferisco un’alimentazione low carb, quindi partire da lì e poi eventualmente aumentarne il consumo a seconda della necessità, della composizione corporea, perché come ho detto prima questo è uno dei pilastri e uno degli obiettivi principali è il miglioramento della composizione corporea se si vogliono aumentare gli altri aspetti. Adesso è abbastanza diffusa la dieta chetogenica, che nasce all’inizio degli anni ’20 proprio per correggere disturbi alimentari, chiamiamoli così, o per migliorare performance mentali. Però dal punto di vista dello sport, non tutte le discipline rispondono in maniera positiva ad un’alimentazione chetogenica. Gli sport di resistenza di più, perché ovviamente richiedono un sub-strato energetico maggiormente dipendente dagli acidi grassi, mentre discipline come sport di squadra, sport intermittenti, sport di potenza, capacità aerobica e capacità anaerobica, un apporto di carboidrati o targhetizzato o comunque moderato è la soluzione più indicata. Ecco quindi sicuramente il controllo dell’insulina e della glicemia, il controllo del cortisolo e il sonno. Anche il sonno è veramente molto molto importante per il recupero psico-fisico, quindi entrambi nell’atleta. Non è ancora chiaro forse il motivo per cui si dorme visto che spendiamo un terzo della nostra esistenza, parlando di otto ore di sonno, è passato in una situazione che siamo in uno stato quasi di difficoltà. Parlando di passato, anche nell’uomo preistorico era un’occasione per essere attaccato, assalito, perché non si poteva reagire a stimoli esterni durante il sonno, eppure non abbiamo mai rinunciato a questa esigenza. Come per la privazione di cibo, anche per la privazione di sonno, in due settimane andiamo incontro a rischi gravi, anche rischio di morte. Però passiamo molte più ore a dormire che a nutrirci. Quindi il sonno non è soltanto ristoratore dal punto di vista fisico, ma lo è anche dal punto di vista psicologico perché ci aiuta a prendere delle decisioni migliori, ci aiuta ad essere più sereni, più motivati. Insomma ha un impatto importante sul nostro modo di agire, di comportarci.”

Nicoletta: “Ti è mai capitato di avere qualche atleta che ha avuto momenti in cui non riusciva a dormire? Che tipo di consigli dai nel momento in cui questo accade?”

Diego: “Capita spesso in concomitanze di gare importanti, il sonno difficile non sia ottimale, in condizioni normali, soprattutto se non si interviene con un certo tipo di integrazione. Quello che suggerisco è l’utilizzo di moderatore di cortisolo. Ce ne sono talmente tanti che devono essere personalizzati a seconda del tipo di atleta, a seconda delle caratteristiche che questa persona ha, quindi devono essere integrati durante tutta la fase di preparazione, non si possono improvvisare all’ultimo momento perché comunque c’è il rischio di sbagliare. Però c’è l’utilizzo di L-Teanina, molto utile ed efficace, la melatonina anche. Ci sono alcuni protocolli, come per esempio quello del Dr. Bob Rakowski, che suggerisce l’utilizzo di 1mg di melatonina ogni ora, questo si può iniziare anche durante il pomeriggio, sempre che non si abbia da guidare o che non si svolgano attività che impegnino troppo. Però aiuta tantissimo ad abbassare i livelli di cortisolo e ad aiutare il sonno, ed è anche un sistema per recuperare dal jet-lag. Si può utilizzare per esempio anche dell’inositolo, del gaba, dei precursori dei neurotrasmettitori come serotonina anche, quindi il 5-htp, il triptofano, varie forme di magnesio, ma questo fa parte di un’integrazione giornaliera, magari cambiare con differenti forme di magnesio, per esempio magnesio treonato, che è molto efficace. La maggior parte del magnesio è concentrato a livello cerebrale, però difficilmente riesce ad essere assorbito in quella parte, perché non attraverso la barriera ematoencefalica, cosa che invece fa il magnesio treonato. Quindi questa è un’altra forma interessante. Altrimenti aminoacidi inibitori, come la taurina che è precursore anche del gaba. Questi sono tipi di integrazione che ho usato anche con buoni risultati.”

Nicoletta: “Quindi sei tu che adatti? Vedi la persona che hai di fronte e a seconda della persona prescrivi determinati integratori?”

Diego: “Si esatto. Utilizzo dei questionari e faccio svolgere loro alcuni test, poi comunque un po’ con l’esperienza e conoscendo maggiormente l’atleta è più facile poi personalizzare l’integrazione, perché molto si rispecchia nella loro personalità, nel loro modo di ragionare, anche nel tipo di ansia che una persona può avere. Il tipo di difficoltà che un soggetto ha nell’addormentarsi o nel rimanere addormentato, il modo in cui si sveglia la mattina, determina la necessità che ha di assumere determinati integratori rispetto ad altri.”

Nicoletta: “Grazie.”

Filippo: “Questa cosa di personalizzare come diceva Nicoletta, è una cosa ciclica o è una cosa costante, quindi sono sempre gli stessi integratori o secondo te è meglio modularli a seconda anche di quanto tempo una persona ha assunto determinate tipo di sostanza piuttosto che un’altra. Oltre a questo, certi sintomi vengono aiutati soltanto con integratori o hai anche altre tecniche, che sia allenamento, che sia nutrizione, che sia la gestione dello stile di vita in modo diverso. Cose pratiche e diverse.”

Diego: “Si, è esatto. È un punto interessante perché l’integrazione come anche l’alimentazione stessa devono essere periodizzati, perché non tutte le fasi dell’anno e della preparazione sono uguali. Quindi sicuramente c’è un approccio periodizzato nonché personalizzato di questa integrazione. Inparticolare quando si parla di adattogeni, cioè degli estratti botanici che hanno delle capacità modulanti e riequilibranti. Sono adattogeni nel senso che autoregolano: quello che è in eccesso lo riducono, e quello che è troppo basso lo rialzano. Questi hanno normalmente capacità di adattamento in 14/21 giorni, dopodichè è meglio sospenderli e ciclizzarli con altri, quindi questo sicuramente. E poi ci sono adattamenti allo stile di vita che aiutano alla riduzione dello stress. E uno dei principali è sicuramente ridurre il più possibile l’esposizione agli apparecchi elettronici, quindi wi-fi piuttosto che telefono, computer, in particolare la sera. Ai miei clienti suggerisco sempre dopo le 20 di utilizzare il meno possibile il loro telefono, o di guardare poca televisione, oppure di praticare dello stretching, attività rilassante alla sera, attività fisica di recupero proprio. Quindi lo stretching è particolarmente indicato nel rilassare la muscolatura e poi facilita l’addormentamento. Anche alcune tecniche di respirazione, che non sono niente di particolare, niente di complesso, soltanto dare l’occasione al proprio organismo di staccare un attimo dalla frenesia del giorno o dall’ansia di quello che avverrà successivamente. Magari prendendosi una decina di minuti o un quarto d’ora nel dopo pranzo, sdraiarsi e concentrarsi solo sulla respirazione. Molti hanno difficoltà nel riposare il pomeriggio, perché sono talmente presi da tutte le attività quotidiane che difficilmente riescono a staccare. Però semplicemente sdraiarsi e disconnettersi da quello che ci sta intorno, concentrandosi sulla respirazione, aiuta tanto nel recupero. Aiuta questo rilassamento e da nuove energie per continuare il resto della giornata. Allo stesso modo anche l’utilizzo di stimolanti, come il caffè o il tè, sono per la maggior parte delle persone da evitare soprattutto la sera. Poi questo è una cosa molto individuale perché la caffeina è un forte stimolante ha un’emivita di sei ore, però non tutti i soggetti riescono a metabolizzarla con la stessa velocità, ci sono metabolizzatori lenti e veloci, chi la metabolizza più in fretta da loro il vantaggio di ottenere questa bevanda solo effetti positivi, perché ha grandi qualità antiossidanti ed è addirittura cardioprotettiva per loro. Mentre per chi ha un metabolizzatore lento, la caffeina, superare le due tazzine di caffè al giorno, aumenta il rischio di malattie cardiovascolari oltre a dar situazioni di ansia, agitazione, palpitazioni, cose che non vanno bene perché un’atleta in uno stato di questo tipo rallenta sicuramente il recupero per un aumento del cortisolo, dello stress, e anche la performance in sé ne va a inficiare.”

Nicoletta: “In percentuale, quanto la vita personale di un’atleta incide sulla sua prestazione? Per vita personale intendo proprio vita privata, quindi la famiglia piuttosto che quello che accade quando esce da casa, tutto quello che vale per la sua sfera privata. Quanto secondo te in percentuale incide sulla motivazione e sulla prestazione?”

Diego: “Questa secondo me è una bella domanda Nicoletta. Io direi il 100%, semplicemente perché come esseri umani non siamo in grado di scindere le due cose. Cioè quando l’atleta scende in campo è raro che riesca, ci sono alcuni atleti professionisti che sono in grado di farlo ma per il livello che dicevo all’inizio, sono veramente pochi quello che possono farlo, e anche questo secondo me ritorna molto sulle capacità individuali. Deve essere qualcosa di innato riuscire a scindere le due cose. Altrimenti è assolutamente normale che l’atleta porti le sue emozioni, le sue sensazioni, in campo, in pista, ovunque. Qui è poi dove veramente i migliori riescono a fare una grande differenza. Cioè riuscire a staccare l’aspetto emotivo, riuscire a staccare le due cose. Che poi se ci pensi è esattamente quello che succede nel mondo del lavoro: quanti sono in realtà in grado di dividere completamente le due cose? Quanti invece portano le loro emozioni, le loro frustrazioni, nell’ambito lavorativo e poi le scatenano con i dipendenti, i colleghi e chiunque altro? Quindi è una cosa difficile, diversa. L’atleta potrebbe come stimolo riuscire a dividere le due cose, sapendo che se facesse questo sarebbe solo lui ad esserne penalizzato. Invece per esempio nel mondo lavorativo è un modo per sfogarsi quello di esternare le proprie emozioni nei confronti di colleghi e dipendenti ecc. quindi un modo per aiutare l’atleta a staccare, dire ‘ok, quello che è successo prima non si guarda più, si guarda avanti’ è la stessa cosa che poi succede anche in campo: quando si commette un errore, si subisce un gol, si perde una partita, si deve affrontare quella successiva, bisogna riuscire a dimenticare quell’errore. E nel tennis, per ritornare su questo sport, è veramente molto difficile perché si passa in continuo da situazioni quasi di euforia, da essere riusciti a vincere uno scambio duro piuttosto che aver fatto un bel colpo per chiudere uno scambio o vincere un set contro un avversario difficile, e poi vedere tutto d’un tratto queste cose positive quasi svanire e vedere solo gli aspetti negativi del match, vedere solo le difficoltà, il fatto di non riuscire  più a tenere la palla in campo, questo genere di problemi.”

Nicoletta: “Perché sono o nel passato o nella preoccupazione di quello che accadrà. Quindi ritorna al qui e ora, è il presente, l’attimo, a fare la differenza.”

Diego: “Esatto. Si dice che chi vive nel passato è depresso, chi vive nel futuro è ansioso e invece l’unico ad essere felice è colui che vive il presente. Mi piacerebbe incontrare la persona che riesce a farlo.”

Nicoletta: “Non è nella nostra cultura. Mentre gli orientali, i tibetani, nascono proprio con quel DNA e quindi riescono ancora di più, al di là di tutta la meditazione che fanno per riuscire ad essere focalizzati sul presente, ma nella nostra cultura c’è o ieri o domani. Non c’è l’adesso, non c’è l’oggi.”

Diego: “Vedi, è come nello sport quello che hai detto. Loro (i tibetani) sono come gli atleti professionisti, che nascono con un DNA e crescono con una cultura che li aiuta a vincere. E questo è quello che poi fa veramente il campione no? E quello che fa il monaco tibetano, quanti di noi potrebbero andar là e fare quello che fanno loro? E qui la stessa cosa. Quanti potrebbero scendere in campo e fare quello che fanno i grandi campioni? Non è tanto la questione fisica, non è tanto una questioni di colpi, come ho detto prima anche nel tennis ci sono giocatori tra i primi cento che hanno tutti le qualità per poter essere i migliori. Allora perché non sono là insieme agli altri? E perché non sono monaci tibetani?”

Nicoletta: “Non sfruttano al massimo il loro potenziale. Ma perché le loro probabilmente paure, quindi i loro pensieri, sono superiori. Quindi ritorniamo al discorso di Timothy Gallwey, che poi alla fin fine le prestazioni meno le interferenze ci da la performance finale, quindi ci da il risultato finale.”

Diego: “Ecco perché tra i miei pilastri c’è la composizione corporea e l’aspetto salute nel miglioramento della performance. Comunque se una persona non è in salute, se una persona non sta bene, si rispecchia questa cosa sulla composizione corporea. Ma allo stesso tempo se io non ho una buona composizione corporea, posso non avere anche una buona fiducia in me stesso oltre a non riuscire a muovermi in maniera efficacie in campo perché ho dei limiti in più, non ho una massa muscolare che mi dia sostegno, o protezione, e quindi è tutto un insieme di situazioni e poi chiaramente la parte mentale potrebbe essere l’elemento centrale di questi tre che ho appena detto io perché tutti quanti, tutti loro, hanno un loro aspetto mentale individuale, una parte motiva ed una parte psicologica.”

Nicoletta: “Tu hai una conoscenza, rispetto alla tua esperienza, corporea e la salute del tuo atleta passa dal corpo, e tutto quello che è relativo al corpo, quindi come dicevi prima la nutrizione, il sonno, tutto quello che mi fa stare bene o mi rende il mio corpo più performante. E in percentuale secondo te, questa parte qui, e la parte mentale come la vedi? 50-50? 60-40? Secondo quella che è la tua esperienza, al di là di quello che tu conosci o hai letto, ma proprio sulla tua pelle, quello che vivi tutti giorni.”

Diego: “Ma guarda, se vogliamo parlare di percentuali non saprei dirti. Il mio utilizzo delle percentuali in questo caso è quello di capire dove la persona ha un deficit superiore, e cercare di alzare quella sua debolezza e cercare di migliorarla e portarla a livelli ottimali, a quello che secondo me potrebbe essere una situazione adeguata alle sue necessità. Quindi è ovvio che se il problema è maggiormente fisico, io ti potrei dire che la componente fisica ha una percentuale più alta rispetto a tutto il resto e do priorità a quello. Dopo potrebbe essere l’opposto, per un’altra persona potrebbe essere un altro esempio ancora, ci potrebbe essere invece magari un terzo soggetto equilibrio tra i due elementi ma i cui valori sono troppo bassi, per quello che è il suo livello di eccedere nello sport ma non solo la performance sportiva ma anche quella lavorativa. Quindi è più un cercare di migliorare la persona sotto vari aspetti, senza dare per forza priorità all’uno o all’altro.”

Nicoletta: “Ok, a seconda del fabbisogno quindi.”

Diego: “Si, esatto.”

Filippo: “Quindi il discorso della performance comunque l’obiettivo è sempre quello di aumentarlo, lavorando sempre sull’anello debole della catena, per quello che è il tuo approccio, giusto?”

Diego: “Si, si è esatto, è proprio questo, l’anello debole.”

Filippo: “Abbiam parlato di atleti fino ad adesso per la maggior parte, noti delle differenze fra gli atleti e le persone comuni quindi la popolazione normale, lavorativa, che non fa uno sport agonistico, noti differenze sia dal punto di vista che hanno negli obiettivi dal punto delle performance fisiche, che può essere dimagrimento o metter massa muscolare, o avere più concentrazione e quant’altro. Sia per questo aspetto che anche per l’aspetto mentale, noti differenze?”

Diego: “Si beh, sotto l’aspetto fisico è ovviamente la parte più evidente, quindi l’atleta ha necessità diverse, ha richieste differenti, sono più esigenti. Quello che fa la differenza è la loro motivazione, ovvio, ma soprattutto la priorità che danno al loro obiettivo, quindi l’atleta ha quello come obiettivo principale: vuole migliorare sé stesso perché vuole raggiungere dei risultati importanti nel suo sport, mentre l’utente normale, diciamo così, non mette come priorità numero uno tutto questo. Non devi vederli in errore, perché anche chi si concentra molto sul proprio lavoro, sulla propria attività lavorativa, non deve dimenticare che migliorare la propria composizione corporea, migliorare la propria salute, allo stesso tempo potrebbe aiutarli a migliorare anche in ambito lavorativo, perché l’aspetto performance non è solo inerente all’ambito sport, non riguarda solo lo sportivo, non si parla solo di performance agonistica, ma si parla anche di capacità di rendere maggiormente nel loro lavoro, nel proprio lavoro, quindi vale per tutti noi. E invece tanti dicono ‘no vabbè mi alleno solo per migliorarmi un po’ fisicamente, o per stare un po’ meglio’ ma perché? Il fine non è quello di migliorarsi fisicamente e perdere quei 4-5-6 kg quelli che possono essere piuttosto che sentirsi un po’ meglio. Se il tuo obiettivo è rendere al massimo nel lavoro perché la tua priorità è il lavoro, non devi dimenticare che se stai meglio, se hai una composizione corporea differente, allo stesso tempo riuscirai anche molto meglio nel tuo lavoro. Ricordo per esempio un mio cliente, anni fa venne da me molto sovrappeso, era depresso, era giù di morale, non aveva più motivazioni, nemmeno di lavorare, era insomma in una fase down della sua vita. Lavorando con me ha perso diversi kg, mi pare una ventina nel giro di pochi mesi. Insomma, in sei mesi si era messo a posto, recuperato un ginocchio che non riusciva più a piegare, quindi per questa ragione non poteva più guidare la sua moto, grande passione che aveva, e ha capito che prendendosi cura di sé stesso è riuscito a migliorare anche nel lavoro. Ha visto che aveva molta più fiducia in sé stesso, era molto più sicuro, chi lo vedeva dopo tempo gli domandava come avesse fatto a cambiare così in fretta, e come stava bene, insomma riceveva dei complimenti e in lui aumentava la sicurezza e riusciva anche nell’ambito lavorativo a chiudere più contratti, a portare avanti al meglio quella che era la sua attività. Insomma, questo è un miglioramento della performance.”

Nicoletta: “Perché ha iniziato a credere in sé stesso, è aumentata l’autostima. Ha iniziato a credere in sé stesso perché ha iniziato a vedere i risultati che stava raggiungendo, quindi ha iniziato a prendersi cura, partendo dall’amarsi, prendersi cura di sé, mettersi al centro.”

Diego: “Esatto, questo è l’aspetto psicologico che è stato migliorato grazie al miglioramento della composizione corporea. C’è stato un miglioramento psicologico anche grazie ad un miglioramento della salute, quindi ecco vedi Nicoletta? Ognuno di quei tre pilastri ha anche una componente psicologica, quindi anche il fatto di essere migliorato di salute gli ha permesso di prendere delle decisioni migliori, di aver più energia per svolgere più attività durante la giornata e quindi, aspetto psicologico anche per questo punto di vista. E poi un miglioramento psicologico anche per la performance lavorativa, in questo caso nel suo settore, e anche qui ha aumentato la fiducia, più vendite, più successo, più soddisfazione personale, sono tutti collegati tra di loro.”

Filippo: “Volevo chiederti Diego se noti, sempre rimanendo sulla differenza tra le persone comuni e gli atleti, mi dicevi prima che la differenza sostanziale è la priorità che danno ai loro obiettivi in questo caso dal punto di vista fisico quindi proprio della performance, se noti delle differenze di disparità, cioè se ci sono disparità fra l’obiettivo, l’aspettativa che hanno, e quello che devono fare. Cioè se il da farsi secondo loro è diverso rispetto all’obiettivo che hanno. Cioè se devono fare dieci per ottenere dieci, magari in realtà devo fare venti per ottenere dieci.”

Diego: “Si, questo succede. È proprio la differenza tra il modo di vedere che hanno loro e la realtà delle cose, sono due aspetti molto differenti, e quello si, è il mio ruolo cercare di focalizzarli su quello che possono controllare. Quello che dico sempre ad ognuno di loro, sia atleti che allievi di personal training, è che non bisogna cercare di essere perfetti, ma bisogna cercare di essere meglio di come si era ieri. Questo è già un modo per raggiungere un certo grado di successo, per riuscire bene in quello che vogliono fare. Un errore secondo me che tanti fanno anche in ambito sportivo è quello di focalizzarsi sul risultato finale, invece bisogna focalizzarsi su tutti gli step necessari per all’ottenimento di questo risultato. Un esempio pratico potrebbe essere: voglio perdere 10 kg. Se io tutti i giorni continuo a salire sulla bilancia e dire ‘oggi ho perso un kg, oggi ho perso 6 etti, oggi ne ho presi…’ non è il modo giusto per riuscire a perdere 10 kg, va bene? Per perdere questo peso bisogna dire ‘ok, devo cominciare a fare colazione in un certo modo’. Cominciamo da una cosa, non devono essere per forza tutti perfetti i pasti in una giornata, però cominciamo a correggerne uno. Si parte da lì e devo diventare bravo a fare quello. Fatto questo, step successivo: aggiungo un altro pasto. Poi miglioro il sonno, perché non dormo bene, allora comincio a dormire bene. Comincio a sistemare tutte le cose. e poi chiaramente quello che è il lavoro mio, sono io che ti dirò ‘è un lavoro che si fa insieme’ che poi in realtà la parte mia è quella di mantenere il cliente, l’atleta, l’allievo sulla traccia giusta e fornirgli i mezzi necessari per riuscire nel suo obiettivo. Poi ovviamente il percorso lo deve fare lui, io non posso obbligarlo e neanche voglio essere eccessivamente noioso e pressante a cercare di convincerlo a fare quello che è giusto o che ritengo giusto per lui, o quello che lui vuole fare. Deve insomma una scelta sua, deve essere consapevole, motivato nella sua decisione. Però è compito mio fornirgli sia le tappe intermedie per il raggiungimento del suo obiettivo che i mezzi necessari per poterlo raggiungere.”

Filippo: “Quindi tu diciamo che lo metti davanti all’evidenza, cerchi di equilibrare la sua aspettativa con quello che poi è l’obiettivo. Lui magari pensa che per raggiungere un certo obiettivo doveva fare meno di quello che credeva, quindi cosa succede: succede che rimodulate l’obiettivo, cioè nel senso che uno dice ‘per me fare tutte queste cose qua è troppo’ cosa fai gli dici ‘ok se non vuoi fare questo comunque potrai arrivare ad X obiettivo’ quindi cerchi di rimodulare gli obiettivi in questo senso, cerchi di farglielo capire, oppure cerchi di utilizzare l’approccio chiamiamolo a step, che poi è anche l’approccio che utilizzo io proprio per facilitare poi il raggiungimento dell’obiettivo finale, come se fosse più dolce il cambiamento, più tranquillo, perché non è tutto di botto che deve cambiare il suo stile di vita, come dicevi giustamente tu, non da zero a cento in una volta sola ma magari inizi il 10% una volta, il 10% un’altra e così via. La domanda è: qual è l’approccio che utilizzi? Cerchi di cambiargli l’obiettivo oppure cerchi di farglielo raggiungere non dicendogli niente ma avvicinandolo piano piano?”

Diego: “Si, credo che una cosa che faccio e in cui credo molto è cercare di essere, quello che voglio essere io nei confronti del mio cliente, è avere un dialogo sincero fin da subito. Non sono una persona che crea aspettative inutili. Se in partenza ritengo che l’obiettivo sia un obiettivo difficile o irraggiungibile, anche se non mi sono mai capitate persone che mi hanno chiesto cose irraggiungibili, insomma erano tutti risultati che bene o male, anche chi voleva perdere trenta kg in poco tempo, si può fare. Il punto non è tanto se il risultato è fattibile oppure no ma deve essere fattibile secondo le caratteristiche e le disponibilità del cliente e del soggetto.”

Filippo: “Si questo intendevo: non se l’obiettivo sia impossibile ma se una persona ti dice voglio perdere trenta kg ma non voglio cambiare niente di quello che mangio, non voglio fare attività fisica, non voglio fare niente, capisci che c’è una disparità fra voglio qualcosa e quello che devo fare effettivamente. Questo è un esempio estremo, ma il senso della mia domanda era questo: capire come ti comportavi in questi casi.”

Diego: “Si, il mio approccio è quello sicuramente di muoversi per step. A me l’obiettivo del cliente interessa, ma deve interessare anche me, nel senso che una volta che è impostato l’obiettivo finale, non dobbiamo pensarci troppo. Perché tanto sappiamo che l’obiettivo è quello lì, e quello arriva seguendo gli step che sono stati studiati prima, che sono stati organizzati a tavolino, che sono stati studiati, quindi i vari step sono organizzati a seconda delle caratteristiche, disponibilità, capacità di applicarsi dell’allievo, dell’atleta, del cliente. Questo genere di cose può modificare leggermente l’obiettivo finale sia in tempi che nel risultato finito.”

Filippo: “Parlando invece un po’ più di pratico, tu ti occupi di tutte queste cose qui ma che tipo di servizio offri, un servizio puramente di consulenza oppure è un servizio più pratico, proprio di allenamento anche, quindi che tipo di servizio offri e qual è il tuo prodotto/servizio?”

Diego: “Si nel mio studio offro lezioni 1 a 1, di personal trainer. Faccio personal training da circa una decina d’anni e ho deciso negli ultimi anni di lavorare in questo modo, cioè esclusivamente con una persona alla volta, con un cliente alla volta, proprio per riuscire a dare tutto questo di cui abbiamo parlato fino ad ora, comunque è un servizio completo, un servizio che necessita di tempo e per esser svolto bene richiede diverso lavoro. Quindi l’importanza di lavorare con una persona alla volta, questo è fondamentale. Però svolgo anche consulenze a distanza perché non tutti hanno la possibilità di venire qui nel mio studio perché il numero di persone che posso seguire ovviamente non è altissimo, specialmente one to one, mentre sulla consulenza online è tranquillamente realizzabile e fattibile, chiaramente la struttura cambia leggermente ma non la qualità del servizio che si riesce  a mantenere comunque alta attraverso l’utilizzo delle piattaforme e attraverso l’utilizzo di vari contatti come email whatsapp ecc. chiaro che le tempistiche possono essere diverse, se ci sono difficoltà particolari, richieste particolari, diventa un po’ più difficile però è comunque realizzabile.”

Filippo: “Ti volevo chiedere una cosa a riguardo che mi interessa, perchè io ho lavorato a distanza pochissimo, per un motivo, e volevo sentire la tua idea al riguardo invece. Se noti differenze in generale e in media tra le persone che ti contattano per lavorare a distanza e quelli che lavorano con te 1 a 1 tutte le settimane, almeno un paio di volte a settimana immagino. Se noti delle differenze sia mentali che ovviamente in termini di raggiungimento del risultato, sia in media che anche quelli che ottengono risultati sia a distanza, quindi che ottengono i migliori risultati sia a distanza che con te. Se ci sono delle differenze di atteggiamento, diciamo così, o mentali che hanno.”

Diego: “Allora guarda ti posso dire che la differenza principale sta nel modo in cui superano le difficoltà, perché comunque quello che fa la differenza nell’ottenimento del risultato è la costanza nel fare le cose. Quindi non è essere bravi per 3-6 mesi che ti da il risultato, anche perché puoi raggiungere il tuo obiettivo in questo arco di tempo, ma è difficile che poi tu riesca a mantenerlo perché non c’è stato abbastanza tempo per modificare quelle che erano le vecchie abitudini ed essere introdotti in quelle nuove che quindi ti garantiscono il mantenimento del risultato che hai ottenuto. Ecco la differenza sta qua: che il supporto che posso dare ai miei clienti online non è chiaramente lo stesso di quelli che seguo personalmente e una volta arrivato questo momento di crisi, come riescono a superarlo grazie al mio intervento è diverso. Quindi il cliente online ha un supporto differente e un po’ più freddo, perché chiaramente non c’è il rapporto diretto con la persona, non c’è il dialogo, che non può essere ripetuto perché i clienti che seguo one to one vengono almeno tre volte a settimana, non è possibile raggiungere un obiettivo allenandosi solo una volta a settimana o anche due, è poco. Il minimo è tre volte a settimana per allenarsi e quindi c’è un supporto molto più frequente, costante. Il cliente online ha possibilità di confrontarsi con me in situazioni differenti, il mio supporto c’è sempre, però diciamo deve essere molto più bravo a capire, a recepire il messaggio e deve essere anche un po’ più motivato secondo me nel suo percorso. E quelli che arrivato il momento di crisi riescono a superarlo bene sono quelli che poi hanno il risultato. E ci vuole tempo, siamo tutti alla ricerca del risultato veloce e ormai ci sono tanti professionisti in grado di darlo, ma sono pochi quelli che invece sono anche capaci di mantenere ai clienti questi risultati che hanno raggiunto.”

Filippo: “Infatti sempre rimando su questo tema, una delle cose che ovviamente adesso va di moda è il personal trainer online, che è il nuovo lavoro del settore del fitness che va per la maggiore perché ha un grosso ritorno sull’investimento per il personal trainer però se fatto male, e in generale non è per tutti, ha un pessimo ritorno di investimento, per il cliente, finale. Che poi è la cosa più importante alla fine: cioè uno ti paga per ottenere i risultati che vuole, che si aspetterà. Io la penso esattamente come te, e in realtà penso che il personal training online sia per persone specifiche, che secondo me hanno già o comunque esperienza dal punto di vista dell’allenamento e hanno sicuramente la motivazione che secondo me è la cosa più importante dal punto di vista online. Non che quelli che vengono da me non ce l’abbiano, perché come te e come me, come anche Nicoletta, non è che facciamo i motivatori noi, non è il nostro lavoro. Il nostro lavoro è fornire le nostre competenze potenzialmente di alto livello che comunque riescono a dare una marcia in più, ad indicare la strada giusta, tendenzialmente questo è il nostro lavoro. Però ovviamente se una persona ti vede tutte le settimane, sai ha anche sempre come dicevi tu quel calore fisico, di contatto, che è diverso. Per cui è facilitato specialmente se non ha quella mentalità super da “voglio soltanto una guida che mi dica quello che devo fare perché io tanto ho già tutte le qualità”, intendo di motivazione e quant’altro. Questo ho notato, per questo motivo non lavoro più con persone a distanza che mi chiedono se si può fare, o in questo modo o in quest’altro, io a distanza vengo solo a fare le consulenze. Invece preferisco concentrarmi di più sulle persone che hanno la necessità di vedermi costantemente. E invece non so se appunto anche tu noti che se qualcuno non ha le caratteristiche per lavorare a distanza ma che vuole comunque lavorare a distanza, se noti delle differenze con quelli che hanno le caratteristiche, o se sei d’accordo anche tu su questo aspetto cioè se c’è un target specifico di persone che dovrebbero o che potrebbero lavorare a distanza mentre altri assolutamente non potrebbero.”

Diego: “Guarda quando inizio a lavorare con un cliente nuovo online, do una serie di questionari che sono molto approfonditi e che richiedono tempo per esser compilati. Quindi già da lì, il modo in cui vengono compilati, quello che scrivono, il tempo che ci mettono per restituirmeli, da lì capisco se sono motivati oppure no. Già da lì non ci vuole molto, quindi capisco benissimo. Però il beneficio del dubbio, almeno tre mesi, comunque il pacchetto minimo che offro è di tre mesi, do la possibilità a tutti di farlo. Poi diventa una selezione naturale se vogliamo, quindi io sono una persona anche esigente quindi richiedo per esempio che ogni settimana il cliente mi compili le schede che svolgono con ripetizioni, carichi e che mi aggiornino settimanalmente scrivendomi i loro feedback, insomma come è andata la seduta. Quando si parla della parte nutrizionale mi devono mandare le foto dei loro pasti, quindi anche lì io mi rendo che se le vuoi fare queste cose le fai, quelli che hanno i risultati queste cose le fanno, cioè non ci sono i ‘no mi sono dimenticato, non ho avuto tempo’ ecc. Allora lo vuoi fare o no? La domanda che ti devi fare è questa qui, non è che dobbiamo girarci troppo attorno e basta. Il problema, agganciandoci un attimo al discorso online, non è che mi piaccia molto, ma non mi piace per come viene pubblicizzato, per come è fatto, e soprattutto ora tutti come dicevi tu fanno servizi online quindi perché una persona dovrebbe andare da te Filippo piuttosto che da me o dal tizio che ha fatto il corsettino online di tre ore ed è personal trainer online? Perché il cliente non ci conosce e guarda quello che una persona posta sui social, perché dove li vai a cercare i servizi online, li vai a cercare su internet, li vai a cercare su Instagram e via. Quelli che hanno più followers, quelli che hanno più capacità di marketing, più capacità comunicativa, più capacità di vendita, più contatti, che sono quelli che spendono più tempo in queste cose piuttosto che di informarsi, piuttosto che conoscere, piuttosto che lo sviluppare dei sistemi che siano realmente efficaci, e quindi oltre a questo il cliente guarda il prezzo. Quindi vado da questo qui, provo un mese, mi piace, vado avanti, oppure cambio perché voglio cambiare, ne scelgo un altro, magari ho trovato questo qui che mi fa lo sconto del 10% perché son cliente nuovo, insomma una serie di situazioni, e questo va a discapito delle persone che lavorano con una certa qualità, con un certo impegno e con una certa struttura come facciamo noi. Non c’è modo di differenziarsi, quindi da questo punto di vista siamo tutti sulla stessa linea. Invece già sul one to one è diverso, comunque c’è una parte logistica di disponibilità, il posto in cui si lavora, la strada che una persona deve fare per venire da te, piuttosto che la disponibilità che tu dai di orari. Tante volte guardano se c’è il parcheggio oppure no, se il posto è tranquillo, dipende da tante cose. Quindi la location fa anche tanto da quel punto di vista lì. Ecco quindi sulla parte online anche qui ho un numero ristretto di persone perché seguendole come ti ho detto prima, non puoi effettivamente avere centinaia di clienti online come tanti pubblicizzano di avere, son soddisfatti di avere, fanno migliaia e migliaia di schede all’anno. Si è un business, è un giro di affari, però non c’è rispetto per il lavoro che fai e neanche per il cliente che stai seguendo.”

Filippo: “Certo. Non so Nicoletta, volevi aggiungere qualcosa?”

Nicoletta: “No, ascoltavo questo discorso dell’online che per quanto mi riguarda invece noi coach lo facciamo da sempre, non è la moda del momento. Perché per noi non avendo il discorso fisico, che sia in questa maniera, come vedi l’energia passa comunque, che sia in questo modo o che sia di persona non cambia. Può essere che cambia a livello personale, una persona si sente più protetta nel momento in cui mi vede. Io ho clienti che hanno cominciato online ma nel momento in cui poi c’era la possibilità di vedersi comunque non sono venuti in studio ma hanno continuato online perché in realtà questo faceva un po’ da schermo di protezione, comunque poi la mente si abitua e si sentivano ancora più protette, però il discorso effettivamente è completamente diverso ma sono d’accordo con te ecco perché ti dico che la qualità comunque è necessaria, sia online che non online, è necessaria che passi. E come differenziarsi? Io credo molto nel potere dell’attrazione, quindi più tu sei performante dentro di te e fuori di te, più attrai persone che hanno bisogno di te. E quindi quando hanno bisogno di te vuol dire che comunque hanno bisogno di una figura, o come Filippo, hanno bisogno di figure, che comunque che possono dare un tot, e quindi quelle persone hanno bisogno del vostro tot. Gli altri secondo me manco arrivano. Vanno su quelli molto performanti a livello social, ma non arrivano, neanche ci raggiungono. Non arriva proprio l’energia esatta, anche perché sarebbero comunque persone che fanno perdere tempo e ci demotivano no, perché anche noi abbiamo bisogno di motivazione interiore, intrinseca, anche noi abbiamo bisogno di essere nutriti dal lavoro che facciamo.”

Diego: “Ma i personal trainer che utilizzano il servizio online, usano questo mezzo ma per obiettivi diversi. Come per esempio lo uso io è per offrire il mio servizio a persone che non hanno possibilità materiale di venire in studio da me, altri personal trainer utilizzano il servizio online chiaramente per aumentare il loro numero di clienti e quindi il loro profitto, il loro guadagno. Sono due modi diversi.”

Filippo: “Quindi Diego, per concludere vuoi condividere i tuoi contatti, quindi capire come fa qualcuno che guarderà o che sta guardando questo video, per contattarti, cosa deve fare, dove può trovare le tue informazioni?”

Diego: “Si, grazie volentieri. Beh il modo migliore per contattarmi è attraverso la mia mail: d.cocchetti@icloud.com, poi visto che abbiam parlato fino ad adesso di social, mi son dovuto adeguare anche io, quindi ho la mia pagina Facebook che è Diego Cocchetti, e Instagram, anche lì è un modo per contattarmi, social e via mail. Quello che uso poco è il telefono.”

Filippo: “Giustamente come hai detto prima, limitare la tecnologia, quindi lo fai di prima mano tu.”

Diego: “Esatto.”

Filippo: “Ok, niente Diego, io e Nicoletta ti ringraziamo per aver partecipato al nostro podcast e in bocca al lupo per il tuo lavoro, per i tuoi clienti e ti auguriamo di continuare così e di migliorare sempre.”

Nicoletta: “Grazie Diego.”

Diego: “Grazie a voi per l’invito e per la chiacchierata che abbiamo fatto, è stato un vero piacere e ricambio gli auguri anche per voi e per tutto.”

Nicoletta: “Grazie Diego, ciao.”

Filippo: “Ciao.”

 


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