Novembre 23

Podcast: Episodio #2, Intervista a Nicoletta Quagliarella, il coaching educazionale

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Nicoletta Quagliarella è una coach educazionale, fondatrice di “Belight: Educare per la Vita”.

In questo episodio Filippo Saggin ha intervistato Nicoletta su una parte della propria vita e cosa l’ha spinta a svolgere la professione di coach educazionale.

Troverai la sua storia, come funziona il suo lavoro, chi riesce ad aiutare e in che modo, oltre che quali sono le tipologie di risultati che si possono ottenere seguendo un percorso con lei.

Contatti di Nicoletta:

Visita il sito: www.belighteducational.com

La pagina Facebook, BeLight Educational – Vivere con Leggerezza https://www.facebook.com/belighteducational

Instagram, https://www.instagram.com/belighteducational/

 

Note dell’episodio:

[1.40] La metodologia del coaching

[3.30] Perché Nicoletta ha aggiunto il Theta-healing al coaching

[4.30] Come Nicoletta si è ritrovata a fare la coach educazionale

[7.00] Cos’è la vera felicità

[7.30] Chi si rivolge a Nicoletta e perché

[9.30] Perché è fondamentale mettere davanti te stesso

[10.50] Gli effetti del Theta-healing sul dimagrimento

[14.30] La psicosomatica. Come i dolori migliorano con il Theta-healing

[17.00] Come lo stress influenza i dolori e i reumatismi

[18.30] Perché l’approccio globale è migliore di quello specialistico

[20.40] Risolvere l’origine del problema è l’unico approccio che funziona

[23.20] Trasformare (e non estirpare) l’origine del problema

[25.50] “Nulla va gestito, tutto va accettato e accolto e poi si decide cosa fare…”

[28.20] Accettare sé stessi è l’unico modo per migliorare davvero

[31.30] I risultati dei clienti di Nicoletta

 

 

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Qui sotto la trascrizione dell’intero episodio.

 

Filippo: “Ciao Nicoletta”

Nicoletta: “Ciao”

Filippo: “Come stai?”

Nicoletta: “Bene, grazie. Rilassata.”

Filippo: “Vuoi parlarci un po’ di te? Che lavoro fai, che cosa fai con le persone, come le aiuti.”

Nicoletta: “Come nasco! Il lavoro che faccio è il lavoro di coach educazionale. C’era una mia cliente che aveva 8 anni che mi chiamava coach spirituale. Ho detto: “buffa questa cosa nuova, da che cosa deriva?”. Lei mi diceva: “Perché tu senti dentro, quindi anche se io non parlo, tu capisci che cos’ho, che cosa c’è che non va”. Questo forse è un po’ quello che mi differenzia. Coach educazionale perché credo tantissimo nel coaching così come è stato creato perché è una metodologia che spinge in avanti e velocizza l’arrivo di un obiettivo; ti rende consapevole, ti insegna ad essere consapevole, o meglio sei tu che impari ad esserlo, quindi non ti crea dipendenza, e soprattutto ti permette di tirare fuori la parte più vera di te stesso. Quindi la metodologia del coaching per me è determinante, nonostante sia una parola che viene super utilizzata: c’è il coach <<Bioscalin>> che lo chiamano il coach per i capelli. È inflazionato come termine e mi dispiace perché in realtà è di una potenza micidiale, quando portato avanti seguendo proprio la metodologia. Lo spirituale di quello che diceva la bimba è perché si aggrappa con una tecnica che ho inserito nella mia cartella degli attrezzi, perché come coach, mi sono resa conto che avrei potuto accompagnare le persone sino ad un certo punto: da dove loro volevano partire a dove loro volevano arrivare, ma senza andare nella profondità. E quindi succedeva che quando c’erano delle paure o dei traumi molti forti, dove il coach ti spinge ad entrare in azione perché ti sfida, lì loro non ci andavano e quindi erano clienti che non avrei potuto aiutare. Con il training, quindi con questa tecnica, ho la possibilità di aiutare chiunque, però ovviamente chiunque abbia voglia di essere aiutato e di riscoprire la parte più vera di sé.”

Filippo: “Rimanendo sull’onda, sull’origine quindi della creazione di questo tuo metodo di lavoro, di guarigione, di miglioramento”

Nicoletta: “Sì, di crescita, di evoluzione.”

Filippo: “Di crescita, come ti sei scoperta a fare questo lavoro e come mai hai deciso di percorrere questa strada?”

Nicoletta: “Partiamo dal fatto che avrei voluto fare psicologia. Dicono che chi vuole fare psicologia ha voglia di capire un pochino meglio se stesso, quindi immagino che la prima scintilla sia stata quella. La seconda scintilla è stata quella dell’ok riscopro me stesso, ma poi a me affascina l’altro, cioè prendere l’altro aldilà di quello che dice e di quello che fa, che cosa ci sta sotto. E quindi aldilà delle sue paure e dei comportamenti dissonanti, che sono anche abbastanza fastidiosi, che cosa ci sta dietro. Mettendo insieme queste due cose, arrivo ad una laurea in Lingue proprio per questo discorso della comunicazione. Ho detto: “Nel momento in cui imparo più lingue possibili, più riesco ad entrare in connessione con gli altri”. Poi invece, entrando sempre di più in connessione con me stessa, mi sono detta: “Io entro in connessione con gli altri non perché conosco le lingue, ma per me stessa”, e allora più entravo in connessione con sé stessa, più poi mi sono riscoperta. Quello che mi interessava davvero era sì conoscere gli altri, ma essere un supporto per gli altri, perché man mano che diventano un supporto per me stessa, volevo poi fare la stessa cosa per gli altri. E tutto scatta in maniera consapevole, perché fino a 38 anni lavoravo con la mia bella parte mentale, lavoravo in azienda come responsabile delle risorse umane, ma mi sono ritrovata a non essere felice. Io avevo tutto in quel momento, però non ero felice e allora lì mi sono detta: “Ok, c’è qualcosa che non va”, e mi sono resa conto che non ero felice perché non avevo me stessa e da lì poi ho iniziato il cammino, ho fatto il tutto per, una volta fatta felice me, rendere felici gli altri o meglio essere un supporto perché gli altri lo siano. La felicità non è costante, però è uno stato dell’essere; quindi possono succede tantissime cose all’esterno, ma all’interno sentire questo stato di tranquillità interiore. Questa per me è la felicità vera.”

Filippo: “E adesso che tipo di persone si rivolgono a te? Quali sono le persone che vedi più di frequente, che tipo di background o di problemi vorrebbero risolvere, o che tipo di situazione vorrebbero migliorare?”

Nicoletta: “La prima cosa è supporto per scoprire. Innanzitutto stanno male, come ero io a 38 anni, quindi non sono soddisfatti. Hanno ansia magari, a volte hanno attacchi di panico o semplicemente a volte hanno tutto anche loro, ma sentono che gli manca qualcosa. Quindi, quello che chiedono in primis è potersi capire, poter comprendere che cosa succede dentro di loro, ed è molto semplice nel momento in cui già dalla prima sessione, scoprono che è tutto normale quello che stanno vivendo, perché non stanno ascoltando la parte più bella di loro. E già dalla prima volta iniziano ad ascoltare quella parte, che è sempre stata messa da parte, e che già da sei anni, quando entra in gioco la razionalità, viene comunque sclassata dalla parte del cuore. Dicono che il cuore, cosa scientificamente provata, abbia 40mila cellule pensanti, però chi le ascolta quelle cellule pensanti che tra l’altro parlano attraverso le emozioni? Quando iniziano a riscoprire quella parte lì, sentono soprattutto il focus su di loro. Le persone che arrivano sono sempre preoccupate per gli altri, gli altri chissà che cosa possano pensare, se hanno bisogno di loro, e invece quando iniziano a mettere al centro loro stessi e comprendono che non c’è niente di egoistico, che è il primo step per poi veramente darsi agli altri, come diceva Gesù “Ama gli altri come ami te stesso”, iniziano ad alleggerirsi. Quindi sono persone effettivamente ingabbiate in un’insoddisfazione o loro personale, come era capitato a me, oppure professionale, quindi stanno facendo un lavoro che non è il loro lavoro, che gli succhia talmente tanta energia, anche perché non esprimo poi loro stessi. Oppure a livello personale sono magari immischiati in relazioni che non sono le loro relazioni, ma alle quali si adattano, si adeguano. Oppure sono genitori che sentono che non stanno dando il massimo ai loro figli. Tendenzialmente oggi la tipologia del cliente è questa.”

Filippo: “Visto che io mi occupo maggiormente dell’aspetto fisico e quindi tangibile, che si può toccare con mano, vorrei sapere se hai avuto casi in cui riuscire a risolvere o a sistemare o comunque a guarire, a migliorare la parte interiore, abbia portato poi di conseguenza a un risultato fisico sia in qualcuno che magari non lo ricercava, ma anche con qualcuno che ricercava quella cosa dal punto di vista esteriore, ma non c’è mai riuscito perché la parte interiore non era sintonizzata, era più desincronizzata rispetto alla parte fisica che necessitava di lavoro.”

Nicoletta: “Ho un caso eclatante di una signora di mezza età, che era sovrappeso. Lei mi diceva che erano anni che faceva tantissimi tentativi e questi ultimi non l’hanno mai portata da nessuna parte, non dimagriva proprio. Non è che dimagriva, perdeva peso e poi lo recuperava, non succedeva proprio niente. Ha provato con nutrizionisti, ha provato ad abbinare anche poi del movimento. In quel caso lì mi è venuto in aiuto il Theta Healing, non il coaching, perché il coaching avrebbe accompagnato la persona a fare delle azioni, ma lei ne aveva già fatte miliardi ed era veramente stanca. Avevamo visto con il Theta Healing che, soprattutto quando era piccina, aveva una mamma invadente, con una personalità molto forte. Almeno questo è quello che aveva recepito la bambina, io non entro nel merito di come fosse la mamma, però la bambina aveva recepito la sua mamma come una mamma molto ingombrante. Aveva riconosciuto attraverso il Theta, a lei risuonava questa cosa, che per essere ascoltata dalla mamma, vista la personalità molto forte e visto che lei non ci riusciva, anche perché da piccini non è che si possa fare molto, doveva diventare ingombrante fisicamente. Questa cosa qua l’ha mantenuta, anche successivamente: si è sposata, ha avuto dei figli, però per lei essere ingombranti fisicamente era avere un ruolo nella vita delle persone che amava, avere un ruolo nella società. Sistemato questo, lei ha iniziato innanzitutto a decidere quale fosse il lavoro più importante per lei, per la sua vita, perché prima si adattava a fare determinati lavori, poi invece ha deciso di fare il lavoro dove poteva esprimere i suoi talenti, e con la sua famiglia ha iniziato a mettersi al centro e non più a mettersi da parte affinché i suoi figli e suo marito avessero la meglio in termini di energia e di tempo suoi. Poi il lavoro è stato comunque aiutato da un personal trainer con cui collaboravo ai tempi ed è stato svolto in sinergia, però da lì poi è stato semplice perché lei ha visto immediatamente i risultati.”

Filippo: “Invece dal punto di vista delle persone che hanno magari dei dolori che potrebbero essere dal classico mal di schiena oppure alle anche oppure al collo, specialmente il collo in realtà, hai notato dei benefici? Pensi che fare un lavoro dal punto di vista interiore porti benefici anche dal punto di vista articolare o no?”

Nicoletta: “Sì, io credo tantissimo nella psicosomatica e credo che il nostro corpo è il contenitore di una parte dentro di noi, è in collaborazione con quella parte dentro di noi, e quando non riusciamo ad ascoltare attraverso la nostra parte interiore, quindi attraverso il nostro sentire intuitivo, interviene il corpo ad enfatizzare in maniera tale che poi è necessario che lo si senta, che lo si ascolti. E quindi è buffo, perché un altro cliente arrivò da me con un mal di schiena terrificante e lui non andò neanche più neanche dall’osteopata né da nessuno perché poi il mal di schiena era andato, perché avevamo beccato la causa, questo sempre con il Theta Hearing. Oppure avevo un’altra cliente che aveva, e ce le ha ancora, delle cisti alle ginocchia; lei faceva pugilato e aveva delle cisti alle ginocchia ed è allucinante quanto ogni volta in cui ha qualcosa che non funziona e le dà fastidio nella sua vita, le fanno male. Quindi là becchiamo il motivo, le cisti ci sono ma non danno problemi. Le anche non mi è mai capitato. Arrivano sempre super rigide a livello di spalle e collo e anche lì l’irrigidimento si ha nel momento in cui la persona non ha la percezione di sé stessa; quando ha la percezione di sé stessa, qualsiasi cosa tu faccia, la fai consapevolmente e non hai bisogno di irrigidirti e di stare sempre sul chi va là.”

Filippo: “Certo! Infatti una delle cose che si manifestano dal punto di vista naturale, istintivo, è l’attivazione di certi muscoli, specialmente quelli del collo, che ti fanno sollevare le spalle quando sei in una fase stressoria, particolarmente importante, di insicurezza, di non sapere bene dove sei nello spazio. Sei in una fase di difesa, sul chi va là, e se una persona si sente sempre così, è perché non è sicuro di sé stesso, sempre sotto stress, sempre con la tensione, che poi si acuisce mano a mano che affronti un periodo stressorio molto più importante rispetto alla media giornaliera che uno ha.”

Nicoletta: “Molto anche il mal di testa. Mi arrivano a volte con delle facce proprio sofferenti, ma poi va via il mal di testa, perché la pesantezza lascia il posto alla leggerezza. La leggerezza arriva da dentro, io non faccio niente, sono solo il tramite, lo specchio.”

Filippo: “Mi piacerebbe capire la tua idea del corpo, il corpo umano. E se, secondo te, ha senso una categorizzazione, una divisione di tutte queste professioni che non vanno altro che a lavorare su piccole parti in modo asincrono, quindi non sincronizzati insieme per cercare di risolvere un problema.”

Nicoletta: “Ed è il motivo per cui io sono qua con te. Mi fa anche rabbia se devo essere sincera, prima mi innervosiva, ora mi fa anche rabbia. Per me quello che sento io è una mancanza di autostima innanzitutto negli operatori, nelle persone che lavorano, e avendo questa mancanza di fiducia in loro stessi, allora si focalizzano solo su quello che a loro dà comfort e non hanno la volontà di ampliare e soprattutto di vedere a tutto tondo la persona, il famoso olistico, a 360° gradi. Io con quella ragazza di cui ti dicevo, sono intervenuta nel malloppo interiore, ma poi non mi sono messa a farle fare esercizi ecc. perché non ne ho le competenze, quindi ho chiesto supporto al personal trainer. Ti ricordo che ti parlavo di quella clinica che c’è in basso alla Toscana, la cosa bella è proprio unire le competenze di ciascuno, compresa anche la parte medica, unire le competenze e allora sì che facciamo il bene di tutti. Mentre così le persone devono essere settorializzate a seconda di quello che è l’inghippo che hanno, però verrà curato esclusivamente quello che è il sintomo e non la causa. Invece andare a vedere la causa, è guarire per l’eternità, non per questa vita per l’eternità.”

Filippo: “Certo. Quello che mi piace molto del tuo approccio è proprio l’assonanza che ha con il mio perché va a risolvere la causa, quindi non va a trattare il sintomo e cercare di farlo stare meglio unicamente da un piccolo aspetto, ma tutta la pace della sua superficie, anche se si parte comunque da lì, perché immagino che una persona che venga da te, correggimi se sbaglio, non so se venga da te per cercare di risolvere tutti i problemi della sua vita. Verrà da te per un problema specifico, però poi si accorge che comunque, lavorando con il tuo metodo da quello che ho capito, si va più nel profondo, all’origine. Quindi di conseguenza magari ovviamente non ci vorrà una sessione o poco tempo, ci vorrà un percorso più o meno lungo a seconda di quanto è radicata la problematica e la causa, però si va a lavorare su quello, quindi di conseguenza c’è un effetto e sarà un effetto sicuramente a 360° e domino, cioè probabilmente vedrai effetti sempre più crescenti, sempre più grandi anche su tutti gli altri aspetti della vita.”

Nicoletta: “Adesso mi è venuta l’immagine del dentista che, quando aspetti tanto, tu senti male al dente, aspetti, aspetti e poi se riesci a deciderti un pochino prima, alla peggio te lo devitalizzano e già hai un dente morto in bocca. Se continui ad aspettare non è che ci siamo molto altro da fare, lo tolgono, lo estirpano. Per quanto riguarda il discorso interiore, succede che se non ascolti il dolore, perché all’inizio sono dei segnali quasi impercettibili, entra in gioco il corpo però che invece inizia a mandarti segnali, visto che lui deve amplificare, ha il compito di amplificare. All’inizio ti manda magari il mal di testa, poi aumenta la dose, te la manda di più e quindi poi dopo magari ti manda dei segnali anche abbastanza importanti. La cosa bella del percorso interiore che però non arrivi mai a tirare via niente, cioè i blocchi non arrivi a estirparli, perché sono anche una parte di te, ti sono serviti fino a un certo punto, ti hanno portato fino a dove sei. Il cliente, quando mi arriva, è grazie a quei blocchi che esiste. In realtà, vai a trasformarli, quindi li trasformi da qualcosa che ti blocca in qualcosa che ti manda avanti, da qualcosa che è un muro tra te e quello che desideri, tra te e chi sei, a un ponte tra te e quello che desideri e chi sei. Questa è un pochino la metafora che mi piace.”

Filippo: “Quindi questo aspetto del non rimuovere neanche gli aspetti negativi, comunque tutte le vicissitudini negative che sono capitate, è la differenza poi tra il tuo approccio e probabilmente quello che qualcun altro cerca di utilizzare. Questo approccio sicuramente è molto importante perché le persone pensano di dover rimuovere. Senti costantemente dire: “Se tornassi indietro, fare le cose in un altro modo, farei diversamente, cercherei di cambiare”, come se avessero la macchina del tempo e volessero cambiare il passato, non sapendo che cambiando il passato sarebbero delle persone completamente diverse rispetto ad adesso. Penso che questo sia anche un atteggiamento che viene utilizzato dal punto di vista non solo interiore, ma anche nel campo fisico, cioè nel senso che le persone cercano di rimuovere quello che non funziona, o cercano di sistemare con dei modi invasivi quello che una volta funzionava, senza farsi la domanda del come mai non funziona più. Tu come ti ritrovi da questo aspetto rispetto magari a un’altra professione che si può occupare comunque del tuo campo?”

Nicoletta: “Io ho sentito spesso dalle persone che mi contattano che hanno provato magari altri approcci, quando non stanno bene o quando sentono di aver bisogno di un supporto. Ho sentito spesso parlare di tanto tempo, di tempi allungati, e di arrivare magari a imparare a gestire un qualcosa. In realtà secondo me, in questo mio approccio, niente va gestito, tutto va accolto, quindi accettato, riconosciuto, e poi si decide cosa fare. Quindi trasformato, perché è così che poi i risultati sono veramente per la vita. Quel blocco una volta che trasformato, è trasformato per sempre, mentre se io imparo a gestire la rabbia, si diventa un po’ la pentola a pressione. Io imparo, ma non è risolto la causa che ti porta a provare rabbia e soprattutto se provi rabbia, è perché c’è un qualcosa dentro che comunque ti sta comunicando un disagio. Se non lo riconosci, non lo accogli, la rabbia poi imparerai anche a gestirla, ci sono delle tecniche per questo, ma alla fin fine quel disagio rimane e quindi lo vai ad ammutolire. Non è il mio approccio. Nel mio approccio io parto dalla filosofia greca, quindi Pindaro che diceva: “Diventa chi sei”. Se è necessario che tu diventi chi sei, qualsiasi cosa che hai dentro di te, nel momento in cui la accogli, allora riesci poi a trasformarla, ma se non l’accogli, rimarrà sempre il blocco.”

Filippo: “Ti parlo della mia esperienza anche con le varie persone che hanno chiesto il mio aiuto, per dimagrire o comunque per tornare in forma, la costante che noto nelle persone che riescono a ottenere il miglior risultato in assoluto è quella di comprendere che dove sono adesso non sono contenti, o comunque non è il punto di arrivo e vogliono sforzarsi di migliorare, però allo stesso tempo è accettare il passato e con rilassatezza affrontare le cose nuove che devono fare, perché tante volte la differenza sta anche lì, nel trovare le informazioni corrette per ottenere risultati, come ovviamente con te. Non sei improvvista, hai fatto i tuoi studi, quindi sai quello che fai, però sicuramente le persone che accettano con rilassatezza se stesse, dove sono adesso, comprendono tutto quello che è successo nel passato, gli serve, gli fa da bagaglio d’esperienza. Il punto di partenza, come se ogni giorno sei in un punto di partenza nuovo con un bagaglio sempre più grande che ti dà sempre più supporto, sempre più aiuto, nonostante magari ci sia anche del negativo, perché tutti affrontano momenti negativi.”

Nicoletta: “Più che negativi o meno, io li definisco di opportunità perché poi sono costruttivi, perché è dall’errore o comunque dalle situazioni problematiche che noi tiriamo fuori il nostro massimo, sennò restiamo sempre nel corpo. Invece quelle situazioni ti obbligano a tirare fuori la parte più vera di te, quindi se stai andando in terza, comunque ti obbligano o a scalare un attimo perché c’è una salita e quindi non ce la fai in terza; la scali, per poi riprendere la terza, poi magari dopo la terza inizi a mettere la quarta.”

Filippo: “Questo è un aspetto che, avendolo notato nelle persone, ovviamente io posso solo assecondarlo da un certo punto di vista, non posso guidarlo perché non ho le tue competenze, però è anche uno dei motivi che comunque mi ha spinto a volerti tra i miei collaboratori, tra le persone a cui affido questo lato del miglioramento ed è il motivo per cui ovviamente stiamo facendo questa intervista oggi. Non so c’è qualcosa che pensi anche per chiudere la puntata?”

Nicoletta: “In questo momento mi viene proprio questo discorso dell’approccio nella concretezza. La sto sentendo molto la concretezza in questo momento, cioè aldilà delle parole, occorrono poi i risultati. E mentre per te, Filippo, i risultati sono evidenti, li puoi fotografare, quindi sai come cominciano e cosa vogliono, e quindi come finirà, lo riesci a testimoniare, io non è che possa fotografare l’anima o la parte interiore o il bambino interiore come viene chiamato, quindi la parte che registra tutto e che poi da grande tira fuori, la parte rimossa che però poi va trasformata. Non la posso fotografare, però la percezione che avviene il cambiamento, la trasformazione, c’è, innanzitutto nella persona stessa, perché io spesso chiedo: “Come ti senti in questo momento?” e quindi iniziano a leggere le emozioni. Partono da “confuso”, “sto male”, “rabbia”, “dolore”, “tristezza” e poi arrivano con “leggerezza”, “mi sento più leggero”; questo me lo sento ripetere sempre alla fine di ogni sessione. Non ho ancora una persona che è andata via senza che mi abbia detto: “Mi sento più leggera” e questo è il primo segnale. Il secondo segnale è che la vita veramente cambia nelle persone anche quando lavori dall’interno, perché iniziano a scegliere, iniziano a decidere, ad assumersi responsabilità senza buttarle addosso agli altri e quindi se c’è da cambiare il lavoro, si cambia; se c’è da cambiare una relazione, si cambia; se c’è da trasformare anziché abbandonare una relazione, si prova a trasformare. Quindi è questa la fotografia ed è questo quello che poi mi gratifica, perché poi la mia gioia è percepire la gioia delle persone che chiedono il mio supporto. E la luce, la loro luce, io vedo la luce del volto, degli occhi, la percepisco immediatamente. Ieri avevo una sessione, era la prima tra l’altro con una signora, ed era lì crucciata, era di presenza, di persona; era talmente preoccupata che aveva lo sguardo perso, faceva quasi paura il suo sguardo. Al termine della sessione io le ho detto proprio: “Vai, vai allo specchio, vedi che viso hai” e aveva i tratti più distesi del volto e gli occhi che erano due stelle. Ecco, volevo aggiungere la concretezza di tante belle parole, che alla fin fine è necessario che si concretizzino.”

Filippo: “Infatti quando stavi parlando prima della differenza tra la mia testimonianza e la tua, da parte dei nostri reciproci clienti, in realtà mi è subito venuto in mente che anche nel tuo caso c’è questa cosa, che è diversa, cioè se fotografassi la faccia all’inizio e la faccia alla fine, vedresti la differenza, con una comunicazione al 90% non verbale, per cui sicuramente il viso soprattutto, che è la parte più espressiva del corpo, ma anche il corpo in realtà..”

Nicoletta: “Probabilmente se si va a vedere tutta la muscolatura”

Filippo: “Esatto, anche altri arti del corpo comunicano. Sicuramente noteresti queste differenze, perché è una cosa che noto anche io nelle persone, lasciando perdere la differenza fisica, ma la differenza la si vede in faccia, nella postura. Ovviamente la postura cambia, nel mio caso, perché facendo esercizio, dimagrendo, il corpo modifica la sua posizione, però è anche una postura più sicura di sé stessi. Quindi significa che quando si modifichi dall’interno, sicuramente si modifica anche all’esterno. Su questo siamo assolutamente allineati. Quindi ti ringrazio per averci dedicato questo tempo e alla prossima.”

Nicoletta: “Alla prossima. Grazie Filippo.”


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