Novembre 21

Podcast: Episodio #1, Intervista a Filippo Saggin, allenamento e dimagrimento

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Filippo Saggin è un personal trainer, creatore del metodo StressLess Training.

In questo episodio Nicoletta Quagliarella ha intervistato Filippo su alcuni aspetti della sua vita, del suo passato e della sua professione.

Chi sono le persone tipo che beneficiano maggiormente del suo aiuto e che risultati ottengono.

Oltre a questo affronteranno le differenze tra StressLess Training e tutto il panorama del personal training in Italia e nel mondo.

Ed infine i suoi obiettivi nel prossimo futuro.

Oltre a questo, troverai degli spunti direttamente applicabili su di te per riuscire a dimagrire.

Contatti di Filippo Saggin:

Visita il sito: www.stresslesstraining.it

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Scrivi una mail a: info@stresslesstraining.it

 

Note dell’episodio:

[2.50] Come nasce il metodo StressLess Training

[5.20] L’aspetto mentale nell’allenamento fisico e i cambiamenti della psiche in seguito alla trasformazione fisica

[8.10] Il mio cambiamento interiore come aiuta gli altri

[10.50] Cosa succede a chi applica il metodo StressLess Training

[15.00] La struttura dell’allenamento secondo il metodo StressLess Training

[17.10] L’azione genera azione

[18.20] Le differenze tra StressLess Training e il settore dei personal trainer.

[22.30] Il mio contributo per modificare il settore dei personal trainer.

[24.40] Come definire l’obiettivo quando vuoi dimagrire

[28.10] L’obiettivo “finale” di Filippo

[33.50] Come funziona in pratica il percorso StressLess Training

[37.30] Cosa succede durante la sessione di allenamento

[41.40] L’aspetto più bello del lavoro di personal trainer per Filippo

 

 

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Qui di seguito trovi la trascrizione dell’intervista.

 

Nicoletta: “Ciao Filippo, come stai, come ti senti ora?”

Filippo: “Bene”

Nicoletta: Hai voglia di raccontare? Allora partiamo da questo: ci siamo conosciuti e quello che mi ha colpito, che mi è piaciuto di te è il fatto che tu non consideri il fisico, ma consideri la persona tutto tondo. Quindi ti va di raccontarmi e di raccontarci quello che è il tuo lavoro, quindi chi sei e come sei arrivato poi a questo.”

Filippo: ”Beh allora, tutto è partito da me ovviamente, dal fatto che non avevo l’aspetto fisico che volevo, dal corpo e poi da lì è iniziata la mia ricerca: prima ovviamente rilevante questo aspetto e dopo anche dal punto di vista psicologico, mentale, di atteggiamento. È iniziata anche la ricerca da parte mia, perché sentivo che comunque l’aspetto fisico ha una rilevanza anche dal quel punto di vista, quindi influenza l’aspetto mentale e l’aspetto psicologico, il che significa praticamente che una volta che il corpo subisce delle modifiche anche la mente subisce delle modifiche, per cui da lì è partita un po’ la mia la differenziazione rispetto al classico lavoro del personal trainer che guarda soltanto al lato fisico, alla prestazione fisica, invece di considerare che comunque una persona è sia insieme di fisico, ma anche di mente e tante volte per modificare il fisico ci vuole un lavoro anche sull’aspetto mentale.”

Nicoletta: ”Tu mi stai dicendo che l’hai provato sulla tua pelle, questo corpo-mente o aspetto psicologico come lo intendi tu? Ci puoi raccontare in che modo?”

Filippo: ”Sì, l’ho provato innanzitutto dal punto di vista dell’autostima. E l’autostima, una volta che il fisico migliora, non soltanto dal punto di vista estetico, ma anche dal punto di vista metabolico interno, è come se cognitivamente cambiasse qualcosa. In realtà è proprio così, perché adesso anche gli studi che stanno iniziando ad emergere evidenziano questa cosa. E il cambiamento fisico, inteso proprio dal cambiare le cose che fai, quindi sia attività fisica che l’alimentazione modificano l’assetto cognitivo. Per cui già a partire dall’inizio ci sono delle grosse differenze, che possono essere dall’energia giornaliera, che può essere fisica o mentale, anche quindi della concentrazione e dal fatto di non avere più annebbiamento. Di conseguenza questi cambiamenti si evidenziano dal punto di vista cerebrale, quindi all’interno del cervello e che ovviamente ti portano ad avere un cambiamento anche psicologico, perché, sentendosi diversamente, tutto quello che riguarda l’aspetto psicologico come autostima o la depressione migliorano. Non ti senti più come incapace di stare focalizzato, di essere energetico, attento, quindi cambia un po’ il contesto e cambia anche un po’ come ti senti. É un po’ quello che mi è capitato.”

Nicoletta: ”Grazie. Tu ora stai dicendo che se ti piaci fisicamente, anche interiormente, psicologicamente riesci a ottenere più risultati, perché hai anche più energia e anche più voglia di fare, di darti. Ti va di raccontarci, una volta che hai iniziato a piacerti di più fisicamente, che cosa hai apportato nella tua vita, quali cambiamenti hai apportato nella tua vita interiormente. E poi, che cosa ti ha portato una volta che sei diventata una persona che si piace di più fisicamente?”

Filippo: ”Ormai sono più di 12 anni che ho iniziato questo percorso di cambiamento fisico e devo dire che ho acquisito la tranquillità, anche mentale e della soddisfazione fisica da circa 4 anni, di cui specialmente negli ultimi due è come se fosse proprio ad un altro livello. Sono completamente tranquillo da questo punto di vista.”

Nicoletta: ”E cosa stai realizzando concretamente? Che risultati stai portando nella tua vita, grazie a questo cambiamento fisico di 12 anni fa?”

Filippo: ”Riesco ad aiutare molto meglio le persone, questo è quello che noto.”

Nicoletta: “Intendi nel tuo lavoro o in generale?”

Filippo: “Sì, anche in generale, sia per la mia vita di relazione di coppia che con la mia famiglia. Mi sento più autoritario a condividere, mi sento più nella posizione di condividere quello che so perché una volta che sei più sereno, più tranquillo dal punto di vista interiore, che per me è stata una conseguenza o forse si è sviluppato in concomitanza al punto di vista fisico, ti senti più tranquillo a diffondere quello che è tutta la tua esperienza. Probabilmente avevo solo bisogno di maturare più esperienza in questo campo del personal training per riuscire poi a diffondere e ad essere più tranquillo e sereno nell’aiutare le persone. Questo è come se fosse un circolo virtuoso, una molla che piano piano che carichi praticamente dà sempre più forza e più sicurezza nelle persone che ascoltano, perché una volta che sei più tranquillo le persone lo percepiscono e sanno che sei sicuro di quello che stai facendo e quindi di conseguenza si fidano e si affidano.”

Nicoletta: “Hai voglia di raccontarci di una tua persona, tua cliente, in cui hai sentito di quanto veramente si sia affidata a te e quali risultati ha portato poi nella sua vita? Quella che più ti ha colpito dove veramente hai visto questo passaggio, come il tuo. Dodici anni fa avevi un tipo di fisico, poi hai maturato un’autostima, tu l’hai definita autorità, autorevolezza per fare sì che gli altri si affidassero a te. Un esempio concreto che ti arriva.”

Filippo: “ Diciamo che un miglioramento da questo punto di vista onestamente ce l’hanno tutti, poi c’è chi l’ha un po’ di più chi un po’ di meno, non tutti partono dallo stesso punto di partenza quindi non tutti impiegano lo stesso tempo. Però allo stesso momento, non tutti rimangono abbastanza tempo per cui poi si possa andare ancor più avanti” nel percorso. Però c’è stata, c’è ancora una ragazza che viene da me ad allenarsi da più di un anno e la sensazione iniziale che aveva che dal punto di vista fisico aveva dei problemi di vergogna nel mostrarsi in costume, nonostante non è che fosse in termini di quantità di grasso, eccessiva. Aveva solo  qualche chilo in più, tutto allocato sulla pancia, per cui infatti tanti non si accorgevano che era in sovrappeso e tanti non pensavano che avesse chissà che cosa da nascondere, però lei non si sentiva a proprio agio, per cui questa situazione qui è stata risolta in circa sei mesi in cui è riuscita a perdere 11 kg, riuscendo a modificare completamente il proprio aspetto fisico e adesso non ha più quella sensazione innanzitutto di vergogna nel doversi togliere la maglietta. Il problema quale può diventare però? Che tu vai al mare a cercare di rilassarti, ma rimane sempre quella sorta di rumore di sottofondo che non ti fa stare proprio serena, perché magari hai vergogna di togliere la maglietta, che è una cosa che ho provato anch’io prima di iniziare questo percorso e appunto fino a qualche anno fa è rimasta, poi negli anni si è modificata perché dal punto di vista fisico miglioravo, ma c’era sempre quell’aspetto lì, è una cosa “normale”. Adesso non si sente più così e anche dal punto di vista mentale affronta le cose in modo molto sereno, quindi sei più consapevole. Perché poi un altro aspetto dell’allenamento fisico, più che proprio dall’ottenimento del risultato estetico, è il modo in cui lo strutturo che ti dà quella sensazione di creare successo nell’allenamento; perché come diverse volte ho detto il successo porta successo per cui ogni volta che riesci a fare qualcosa che la volta prima non sei riuscita a fare, ti mette nella condizione di riuscire a ottenere di più anche la volta dopo, quindi vedere che riesci a fare una cosa è come se ti desse una sensazione di riuscire a fare sempre di più, il mio metodo di allenamento l’ho strutturato proprio in questo modo qua. Quindi non distrugge le persone, non le fa sentire sudate, distrutte, che vanno a casa e non riescono a camminare, ma funziona al contrario, è strutturato apposta per fare in modo che tu sia in grado di fare quello che fai però allo stesso tempo è una cosa che non hai mai fatto e quindi ogni volta che fai di più, fai gradini su gradini, ti permette di costruire risultati e non solo dal punto di vista fisico, ma anche cerebrale, riflettendosi a 360 gradi su tutto quello che vuoi fare che può essere anche una stupidaggine, del tipo che prima non riuscivi mai a fare in tempo di eseguire tutto quello che vorresti fare a casa e invece adesso riesci a fare qualcosa in più e sei contento di quella cosa che hai fatto in più. Si crea una sorta di di energia positiva che continua ad accumularsi e innesca un circolo virtuoso.

Nicoletta: “Quindi i punti sono due: il discorso dell’autostima che genera paura del giudizio degli altri, quindi quella che io definisco “chiacchiera mentale”, quella vocina dentro che dice “tu non vali, tu non sei niente”, perché hai la pancia, perché non ti accetti per come sei. Il messaggio che stai mandando è che non è sano, non è salutare sia a livello fisico che mentale.  Altro punto è azione che genera azione, quindi a forza di fare degli step e attraverso il tuo sostegno le persone acquisiscono sempre più fiducia in sé stessi, quindi non solo tu generi fiducia in loro, attraverso il tuo essere affidabile, ma anche loro sempre di più acquisiscono sempre di più fiducia in loro stessi. Mi arriva questa domanda, tutti i personal trainer fanno così? Secondo te questa metodologia, che tu hai messo in atto, è un qualcosa che dovrebbe essere così per tutti o è qualcosa che non tutti riescono a portare avanti?”

Filippo:Diciamo che da un punto di vista teorico tutti dovrebbero fare così, però c’è un problema di fondo del settore del personale training, anche se ultimamente si sta modificando, ma che resta ancora indietro specialmente in Italia, ossia nell’occuparsi di entrambi gli aspetti; io comunque non voglio sostituirmi a uno psicologo o un coach come nel tuo caso.  C’è un duplice problema: il primo è che di solito tutti quelli che lavorano nel mondo della palestra lo fanno come secondo lavoro, il secondo problema è che molti lo fanno solo per conciliare il piacere dello sport al non dover cercare un altro lavoro.”

Nicoletta: ”Per te invece, Filippo, cosa è scattato nell’arrivare a fare questo?”

Filippo: ”È scattato quello che ho vissuto personalmente, partendo dal voler modificare me, da lì ho costruito tutto il resto, l’intento è arrivato da solo, praticamente voler aiutare le stesse persone che erano nella mia stessa situazione. Quando ti parte da dentro hai una grinta diversa, non lo vedi più come una fatica passare tutto il tuo tempo libero, invece che uscire con i tuoi amici, a studiare qualsiasi cosa che riguardi l’allenamento, l’aspetto mentale, perché lo vedi un po’ come il tuo hobby, la tua passione. Però molti lo vedono come un lavoro a ore, e di conseguenza non ti permette di andare nel profondo e superare lo standard basso che si trova e facendo abbassare la media che si posiziona sullo stesso livello; soprattutto dal punto di vista mentale, non esiste nessun approccio, mentre dal punto di vista fisico ancora siamo molto indietro.”

Nicoletta: “Cosa puoi fare e cosa stai facendo tu per elevare e portare questi tuoi valori, che sono quelli del tuttotondo a 360 gradi, non limitandosi all’aspetto fisico, ma anche alla parte interiore, psicologica e portare a fare in modo che questo tuo lavoro possa fare bene per le persone?

Filippo: “Diciamo che quello che faccio dal punto di vista pratico, l’ho organizzato accumulando nel tempo aspetti di metodi diversi, non ho inventato nulla di nuovo. Quello che faccio è applicare il metodo con le persone che si vogliono affidare a me. È strutturato a vari livelli e a seconda di dove uno parte io posso capire da dove far partire una persona e in base al progresso che ottiene, capire come si può andare avanti.”

Nicoletta: “Scegli tu dove è necessario che le persone arrivino o viene scelto insieme o lo sceglie la persona che si affida a te?”

Filippo: “L’obiettivo e la sua definizione vengono fatti in una fase iniziale di consulenza, nella quale si parla non solo di obiettivo. Si segue un questionario, in cui oltre ad altro io cerco di far uscire dalle persone l’obiettivo che hanno dentro. Tante volte la cosa strana è che non sono così sicuri del loro obiettivo, non l’hanno ben definito e quello è il motivo principale per il quale non riescono ad ottenerlo, perché non è ben definito quello che vuoi fare. Stiamo anche 10/15 minuti in cui uno dice che vuole stare meglio, stare bene, perdere peso e io cerco di approfondire la questione chiedendo se hanno in mente qualcosa di preciso. Per esempio un peso preciso che vogliono perdere oppure un aspetto ideale in cui si vogliono vedere, perché è molto importante per poi riuscire a capire quello che c’è da fare; magari uno pensa che vuole perdere 2/3 kg, e una volta che li perde visivamente non era ciò che si aspettava. Quindi fondamentale è definire l’obiettivo e poi spiegare come potrebbe essere il risultato è una parte certamente importante. Altro discorso è definire obiettivo dal punto di vista temporale, sicuramente capire le aspettative che una persona ha per un determinato obiettivo fa in modo di capire due cose: se le aspettative sono realistiche e quello che una persona è disposta a fare. Ad esempio se una persona vuole perdere 10 kg in un mese, ma non vuole modificare nulla di ciò che fa, è chiaro che le aspettative con la voglia di fare le cose non combaciano tra loro, perciò si deve cercare di far combaciare il più possibile l’obiettivo con l’aspettativa che uno ha. Questo è quindi ciò che faccio per delineare un obiettivo.”

Nicoletta: “Tu hai parlato di un metodo, tu hai parlato che tutto è partito da te, hai parlato di una missione, quindi a questo punto il tuo sogno che è ‘stressless training’ si limita a Filippo? Quindi se decidi di andare a vivere in Uganda, perdiamo un personal trainer come te o hai voglia di diffonderlo e creare altre isole di persone che seguono il tuo metodo, i tuoi valori e questa tua filosofia?”

Filippo: “In realtà l’obiettivo è proprio questo, cioè non rimanere da solo, ma siccome l’obiettivo è aiutare più persone possibile, di conseguenza io sono uno, il tempo è limitato, purtroppo non ho 5000 ore al giorno e per cui l’obiettivo è diffondere il più possibile il metodo, ma che già racchiuda al suo interno dei valori, per cui non solo la struttura meccanica dell’applicazione delle cose da fare. Innanzitutto diffonderlo sul territorio, perché essendo un servizio geo localizzato, quindi di lavoro 1 a 1, non di personal training online, c’è bisogno di capillarità, creare più centri che utilizzino la mia metodologia e filosofia.”

Nicoletta: “Dei centri in Lombardia, in Italia, in Europa o nel Mondo? Qual è la tua massima aspirazione?”

Filippo: “Dal punto di vista teorico l’obiettivo è diffonderlo sicuramente in tutta Italia. Dopodiché bisognerà vedere la pratica di quello che succederà, e anche dal tipo di impegno che mi voglio sobbarcare, perché è giusto aiutare gli altri ed è ciò che voglio fare, però se io non sto bene non posso aiutare nessuno. È una cosa che sto imparando ultimamente, ossia tirarmi un po’ il freno a mano, perché capisco che tante volte non posso fare di più di quello che posso fare bene. Cercare di fare di più di quello che posso fare costantemente non mi permette poi di essere costante nel portare avanti il progetto, per cui è necessario trovare un equilibrio tra la mia vita personale e professionale. Quindi il fatto di quanto sarà ampia la rete e in quanto tempo, perché anche questo fa la differenza, dipenderà esclusivamente da che tipo di impegno e di equilibrio si presenteranno dal punto di vista della mia vita personale.”

Nicoletta: ”Dipenderà anche da che tipo di gestione vuoi dare a queste isole che nasceranno, cioè se le renderai autonome.”

Filippo: “Esatto, io non voglio stare a fare il padrone di una volta che deve supervisionare tutto, ci vuole sicuramente un equilibrio, però è chiaro che io sono uno e di conseguenza una volta che hai 1 o 2 centri li puoi controllare tu anche fisicamente, però se ne hai 1 a Milano, 1 a Roma, 1 a Napoli diventa difficile essere presenti costantemente, perché se hai una vita personale con la tua famiglia diventa difficile gestire tutto. Per cui sicuramente l’obiettivo è rendere autonome le persone che lavoreranno insieme a me, però una sorta di controllo ci deve essere sempre, di conseguenza la metodologia di espansione è ancora da decidere.”

Nicoletta: “Quindi Lombardia, poi vedrai cosa accade, senza mettere limiti e sempre di più fare in modo che altri personal trainer abbraccino la tua filosofia e saranno loro che porteranno avanti questo progetto. Concretamente, tornando al tuo lavoro, tu hai detto che non sei un personal trainer online, quindi le persone vengono da te. Ogni quanto? Chi decide ogni quanto? E soprattutto dopo quanto termina il percorso?”

Filippo: “Non c’è un termine nel lungo periodo. Quello che necessariamente c’è però è un percorso a step, come delle pietre miliari che ti permettono di fare vedere che hai fatto un pezzo di strada. Il primo step prevede una consulenza in cui ci vediamo e capiamo le esigenze e se io posso fare al caso tuo. Se io posso fare al tuo caso si continua il percorso, mentre nel caso non si possa di solito cerco di consigliare un’alternativa. Dopo la prima consulenza, il percorso che ho strutturato per adesso dura 3 mesi, che è un tempo minimo con cui le persone si devono affidare a me, questo per due motivi: il primo è che essendo il mio approccio a step e in vista del medio-lungo termine per il mantenimento dei risultati, ci vuole un po’ di tempo per fare cambiare le abitudini alle persone, a me interessa quindi che sia un cambiamento continuo, non che siano i classici 1 o 2 mesi per la prova costume. Le ho anche io le persone che vengono per questo, però dopo cambiano il proprio approccio perché per cercare di mantenere il risultato bisogna modificare le proprie abitudini. Il secondo motivo è per i risultati quantitativi veri e propri, in un mese non si può ottenere i risultati che ottieni in 3 mesi. Dopodiché dopo i primi 3 mesi insieme si decide che cosa si vuole fare, se l’obiettivo è stato raggiunto, se è stato superato, se non è stato raggiunto e poi si chiede se si vuole continuare, ridefinendo l’obiettivo nel caso non sia stato raggiunto che può essere anche un semplice mantenimento oppure il volere allenarsi 2 o 3 o 4 volte a settimana con la supervisione di qualcuno, perché hai scoperto che è una cosa nuova che ti piace e vuoi fare costantemente, questo è quanto. Per quanto riguarda la durata, anche tutta la vita, non è un problema, io sono qui per aiutare le persone.”

Nicoletta: “Quando le persone vengono ad allenarsi da te, stanno in silenzio, parlano, ti raccontano, tu interagisci? Cosa succede? Io immagino una palestra, dove ci sono tante persone, con il personal trainer che gira e controlla la scheda e basta.”

Filippo: “Sì, in quel caso non è il personal trainer, ma l’istruttore oppure se è un personal trainer si è comunque in una palestra dove ci sono tante altre persone. Nella mia palestra, nel mio studio, siamo soltanto in due, io e la persona che viene ad allenarsi, per cui non c’è casino, non c’è nessuno.”

Nicoletta: “C’è la musica o c’è silenzio?”

Filippo: “La musica se uno vuole posso metterla, altrimenti no. Di solito chiedo.”

Nicoletta: “Che tipo di musica usi?”

Filippo: “Anche questo dipende dalla persona, faccio scegliere a lei. Quello che succede durante la lezione, una delle regole che utilizzo è che durante l’esecuzione dell’esercizio non bisogna parlare, ridere o scherzare per un discorso di sicurezza e di concentrazione, cioè quando fai una cosa che ti impegna fisicamente devi essere concentrato, non devi distrarti perché si rischia di farsi male, anche se sono sempre lì a controllare. Anche perché se non sei concentrato non riesci a dare il massimo e rischi di ottenere dei risultati che non sono il massimo. Però durante le pause, quando c’è un momento di riposo per respirare, si può parlare tranquillamente di qualsiasi cosa, sia di cose che ho consigliato di fare come abitudine o stile di vita che abbiamo cambiato, facendo delle domande in cui io cerco di rispondere nel miglior modo possibile, sia di altre cose, difatti molte persone, soprattutto quelle che stanno più tempo, si aprono sulla loro vita, su questioni che non c’entrano con il discorso dimagrimento o allenamento, perché hanno semplicemente bisogno di qualcuno che li ascolta.”

Nicoletta: “Quindi una delle tue differenze è anche saper ascoltare, al di là di saperli allenare.”

Filippo: “Sì, quella è sempre stata una mia caratteristica da quando ero piccolo, non sono mai stato uno di quei bambini che urlano, per me era tutto il contrario. Restavo in silenzio, ascoltavo e poi se c’era qualcosa da dire lo dicevo, però prima di parlare, capto quello che si dice.”

Nicoletta: “Hai detto molte cose, ti ringrazio. C’è qualcosa ancora che vuoi aggiungere, una sensazione, un qualcosa per chiudere?”

Filippo: “Quello con cui concluderei questa chiacchierata è che è piacevole quando vedi che sei stato in grado di aiutare qualcuno che si è affidato a te, anche se all’inizio non ti conoscono completamente e vederle piano piano che prendono fiducia e si affidano, raccontandoti, come dicevo prima, cose che con c’entrano niente. É proprio il coronamento della relazione sociale che ci deve essere tra le persone, che probabilmente negli ultimi anni si sta un po’ perdendo per via del contesto sociale in cui ci troviamo.”

Nicoletta: “Quindi non vedere una persona così tanto per o un cliente per il ruolo che sta svolgendo, ma come due esseri umani che si stanno incontrando. Mi piace, grazie Filippo.”

Filippo: “Grazie a te.”


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